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Piantati più di 1.500 alberi a Vada per far rinascere la pineta: «Così più resistente agli attacchi dei parassiti»
L’intervento in corso nell’area della riserva biogenetica, devastata dal vento Venduti i vecchi ceppi, al loro posto pini domestici, querce e frassini
VADA. Più di 1.500 piante saranno messe a dimora al termine dell’intervento di recupero della pineta tra il mare e l’abitato di Vada, che alla fine del 2019 è stata danneggiata da una forte tempesta di vento. Molti alberi furono abbattuti, circa 400 pini marittimi crollati sotto la furia del libeccio, altri si sono ammalati. Era dunque necessario un intervento di bonifica e di rimboschimento. Questa infatti è un’area di pregio, classificata come riserva bionaturale e censita negli elenchi della Rete Natura 2000 della Comunità europea.
In questi giorni l’intervento sta entrando nel vivo: la ditta incaricata sta togliendo i vecchi ceppi riducendoli in lamelle con il cosiddetto lavoro di cippatura, preparando così il terreno per la messa a dimora di nuovi alberelli che riporteranno in vita la pineta. Lo spiega il tenente colonnello dei carabinieri per la biodiversità, Massimo Celati, che coordina i lavori.
«Prima di Pasqua - dice Celati – avremo concluso il disboscamento, che si è reso necessario per bonificare la pineta e poter così procedere alla piantumazione di nuovi alberi. In due anni ne metteremo più di 1500, tra pino domestico, farnia (un tipo di quercia) e frassino; già 600 sono stati messi a dimora. Abbiamo deciso di creare un bosco misto di latifoglie e conifere perché è più resistente agli attacchi dei parassiti».
L’operazione è piuttosto complessa, soprattutto per i tempi di attuazione. «Abbiamo fatto un’asta pubblica - spiega ancora il tenente colonnello Celati – per l’affidamento dei lavori di disboscamento e bonifica. La prima asta è andata deserta, è stata aggiudicata la seconda volta. In totale la ditta incaricata ha tolto circa 10mila quintali di legno, che dovrà triturare per avviarlo alle centrali a biomasse come pellet».
Si tratta quindi di prelevare i tronchi caduti, togliere i ceppi dal terreno e proseguire con la cippatura, attraverso una macchina che riduce in pellet il legno. I lavori, come detto, vengono coordinati dal reparto territoriale dei carabinieri per la biodiversità (Rcb) della sede di Cecina. Il legno raccolto viene venduto alla ditta che lo lavora: finora al comando biodiversità sono andati circa 18mila euro, che arriveranno a un totale di 25mila.
Gli alberelli che vanno a sostituire gli alberi caduti o malati sono stati prodotti nel vivaio del reparto biodiversità, che ha sede a Marina di Cecina. Vengono messi a dimora dagli operai dello stesso reparto, quindi con personale diretto e costi contenuti.—
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