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Morto a cento anni lo storico calzolaio di Vada: «Nonno? Era burbero ma con un grande cuore»

Anna Cecchini
Morto a cento anni lo storico calzolaio di Vada: «Nonno? Era burbero ma con un grande cuore»

Dagli anni Quaranta aveva la bottega nel centro del paese. Persona schiva e diretta, era un appassionato di storia. «Domenica scorsa è stata l’ultima volta che gli ho comprato il giornale e lo ha letto».

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VADA. «Amava la storia e le vicende politiche, leggeva libri e giornali in continuazione. Domenica scorsa è stata l’ultima volta che gli ho comprato il Corriere della Sera e lo ha letto». Monica sorride nel ricordare suo nonno, personaggio schivo e umorale ma aperto e disponibile con tutti i paesani. Un artigiano che in settanta anni di attività ha realizzato e riparato le scarpe di svariate generazioni di vadesi.

Adolfo Gallo era lo storico calzolaio del paese e il prossimo 15 aprile avrebbe compiuto 101 anni. È morto nella serata di mercoledì, a causa di complicazioni che il Covid ha sommato all’età avanzata e ad alcune patologie pregresse. Rimasto mentalmente attivo fino a qualche giorno fa, lo scorso fine settimana era risultato positivo al coronavirus ed era stato portato in ospedale.

Originario di Caserta, era arrivato a Vada negli anni Quaranta. «Era soldato – ricorda la nipote Monica – e si è trovato a passare in zona alla fine della Seconda Guerra mondiale». A Vada ha conosciuto Lina Baneschi, se ne è innamorato e l’ha sposata. Hanno avuto un figlio, Antonio, padre di Monica che è scomparso alcuni anni fa. Da subito Adolfo ha cominciato a mettere a frutto quel che aveva imparato da ragazzino nella sua terra di origine, la Campania. «Mio nonno aveva uno zio calzolaio a Napoli – e fin da bimbo aveva imparato quel mestiere. Costruiva scarpe per le famiglie ricche, e si era appassionato a quella attività. Gli piaceva proprio, anche perché non faceva solo riparazioni ma cuciva scarpe su misura e preparava anche i plantari. Aveva un occhio incredibile, bastava che guardasse una persona camminare e sapeva dirgli se aveva necessità di indossare plantari».

Gallo aveva aperto la sua bottega in via Magellano, a fianco delle attuali scuole Novaro, e lì ha accolto i clienti fino a una ventina di anni fa. Poi, nonostante fosse andato ufficialmente in pensione, ha continuato a riparare scarpe per passione, magari agli amici. «Lo faceva come hobby – ricorda la nipote Monica –, magari nel garage di casa per passare un po’ di tempo e fare una gentilezza a qualcuno».

Ma la grande, inesauribile passione di Gallo era la storia. Una passione che ha coltivato tutta la vita, leggendo incessantemente testi storici e restando informato grazie ai quotidiani. Adolfo seduto in poltrona sotto il porticato della sua casa, con il giornale aperto fra le mani e il suo gatto accovacciato a fianco: questa l’immagine simbolo con cui la nipote Monica e anche tanti vadesi ricordano lo storico calzolaio.

«Mio nonno era un po’ burbero – racconta la nipote, che da una decina di anni ha avviato una cartoleria proprio nel fondo in via Magellano dove Adolfo aveva il suo laboratorio di calzolaio –, non amava la sovraesposizione. Ad esempio l’aprile scorso, quando ha compiuto 100 anni, non ha voluto neanche pubblicizzare la cosa. Ma era una persona di grande umanità, disponibile con tutti».

Non appena ieri la notizia della scomparsa di Adolfo Gallo si è diffusa a Vada e sulla costa, la nipote Monica ha ricevuto decine di messaggi di cordoglio e stima per il nonno, personaggio rappresentativo del paese. E colonna portante della storia di Vada. «Le ceneri di nonno – spiega la nipote – le porteremo al cimitero di Vada il 31 marzo, e saranno sistemate nella tomba di mia nonna e mio babbo, così come lui voleva». —

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