Il Tirreno

il ricordo  

Mia madre, la bimba salvata dalle macerie e i suoi angeli custodi

Cristina Lussetich
Mia madre, la bimba salvata dalle macerie e i suoi angeli custodi

Cristina Lussetich racconta l’ultimo periodo della malattia di Mara Montevecchi e ringrazia medici e assistenti

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la lettera

Mara Montevecchi è morta la scorsa settimana all’età di 81 anni. La madre Eva l’aveva salvata insieme al fratello, perdendo la propria vita, dalle macerie sotto i bombardamenti della guerra. Pubblichiamo un ricordo della figlia Cristina.

Cristina Lussetich

La bambina estratta dalle macerie tanti anni fa, era la mia mamma. Oltre ad essere questo era una moglie, una nonna, un'amica, e, nell'ultimo periodo della sua vita, anche qualcos’altro: una malata onco-ematologica. Una definizione che evoca terrore solo nel sentirla sillabare, ma che serve pronunciare continuamente per interfacciarsi con i medici a cui devi rivolgerti.

Lei era seguita costantemente, oltre che dal suo medico di famiglia la bravissima dottoressa Costanza Bonini, dall’Ematologia di Livorno, dal Centro Trasfusionale di Cecina e da altre branche di medicina che venivano via via coinvolte in base alla necessità. Tutti questi medici, perché le cose funzionassero, dovevano interfacciarsi ed agire in sinergia come una sorta di ingranaggio ben oliato.

Dovete sapere che le persone come la mia mamma, in fase terminale diventano fragili come cristallo ed in tempo di Covid, se lasciate in ospedale, possono ricevere le cure farmacologiche, ma non l'amore e l’assistenza dei familiari. Quindi, lei è rimasta nella sua casa, dove viveva da sempre, vicino a Sergio, suo marito, fra le sue cose, accudita, rincuorata e coccolata da tutti noi, però, al tempo stesso, aveva bisogno di tanto altro. Aveva bisogno di qualcuno che la accompagnasse e la guidasse alla fine dei suoi giorni il più dolcemente possibile. Noi familiari non eravamo preparati a gestire i molteplici aspetti che una situazione del genere comporta, quindi abbiamo chiesto aiuto e questo ci è arrivato dalla divisione di Cure Palliative che la nostra Unità Sanitaria mette a disposizione per i nostri malati terminali.

La dottoressa Monica Giannetti e le sue collaboratrici, le infermiere Michela e Patrizia, sono entrate nella nostra casa e nella nostra vita in punta di piedi, hanno fornito a Mara tutto il supporto medico di cui aveva necessità con gentilezza e professionalità, hanno ascoltato le nostre richieste ed agito con rapidità, ma hanno fatto anche altro, ci hanno insegnato a prenderci cura di lei, a iniettare, somministrare, gestire, ci hanno infuso coraggio e donato compassione, ci hanno supportato con la loro presenza costante. Hanno ricoperto un ruolo fondamentale per dare diritto alla mia mamma di andarsene nel modo più compassionevole e dolce possibile.

Dal momento che queste persone agiscono nel silenzio di camere da letto spesso nella penombra e parlano a bassa voce per non arrecare disturbo e prima di praticare qualsiasi operazione sui nostri cari li informano e li considerano sempre e comunque persone che meritano cura e rispetto, per tutto questo vorrei rivolgere loro un ringraziamento pubblico.

Care Monica, Michela e Patrizia, vi chiamo per nome come voi facevate con mamma, le parole non sono sufficienti per esprimere il sentimento di gratitudine che io, mio padre e mio fratello Luca proviamo per voi.

Grazie per tutto quello che avete fatto per la nostra mamma e moglie Mara. —



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