Il Tirreno

Aperta nel ’57, era la sala simbolo della Dolce vita di Castiglioncello

Alessandra Bernardeschi
Aperta nel ’57, era la sala simbolo della Dolce vita di Castiglioncello

La struttura di Portovecchio fu costruita dalla famiglia Michetti 

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LA STORIA

L’ultimo abbraccio collettivo allo storico cinema di Portovecchio ha una data precisa: 10 gennaio 2016. Poi il buio è sceso su quella sala fortemente voluta da Isotta Razzauti e progettata dal marito ingegnere, Alberto Michetti. La sala cinematografica, solo platea, fu inaugurata il pomeriggio del 25 maggio del 1957. L’ingresso era su invito ma la sera, quella platea, era stracolma di cittadini in fila per entrare a vedere “Autostop”, un film di Dick Powel con Jack Lemmon e June Allyson. E fu subito amore tra la “signora Isotta”, come veniva affettuosamente chiamata, i castiglioncellesi e gli ospiti. Ospiti illustri perché erano gli anni che legarono fortemente Castiglioncello con il mondo del cinema. Grazie anche alla sceneggiatrice Suso Cecchi d’Amico. In quella sala hanno trovato posto i coniugi Panelli, Nino Manfredi, tanto per portare alcuni esempi. Ogni settimana la signora Isotta si recava a Firenze presso le ditte nazionali ed estere di noleggio e distribuzione di film; in poco tempo, grazie all’intuito ed alla competenza dei coniugi Michetti il cinema di Portovecchio riuscì a proiettare prime nazionali.

Negli anni ’60, anticipando i tempi, Isotta Razzauti, si dedicò anche al cinema d’essai proponendo serate di “Cine club”. Una storia di premi e grandi soddisfazioni; a fianco della madre anche la figlia Margherita Michetti e poi la nipote Barbara. Quindi l’annuncio, di zia e nipote, di volersi ritirare dal settore. L’immobile è messo in vendita. I primi di settembre del 2016 il cinema viene abbattuto. Il progetto presentato dalla società Imax viene approvato dal Comune di Rosignano: la sala cinematografica, anche se ridotta, rimarrà a piano terra. Al suo fianco verranno realizzati fondi commerciali mentre al primo piano troveranno posto quattro appartamenti. Iniziano i lavori stoppati più volte per problemi tecnici. Infine il fallimento della società Imax e, lo scorso febbraio, l’acquisizione della struttura all’asta. —

Alessandra Bernardeschi

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