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Scuole, lo stop ha spiazzato tante famiglie
I pareri sono contrastanti sull’ordinanza divulgata domenica Chi è favorevole e chi polemizza: «Come gestiamo i figli?»
ROSIGNANO. È polemica sulla decisione del sindaco di chiudere, a partire da ieri e fino al 27 marzo incluso, tutte le scuole presenti sul territorio comunale. Una scelta chiaramente legata all’incremento dei contagi registrato nell’ultima settimana e, più in generale, nel mese di marzo. Ma la tempistica ha colto di sorpresa numerose famiglie: l’annuncio è stato dato domenica pomeriggio e così molti genitori si sono dovuti organizzare in fretta e furia, perché i bambini più piccoli non potevano essere lasciati in casa da soli.
Se una parte dei genitori sottolineano come sia giustificata qualunque misura di contenimento, altri sono convinti che non siano le scuole i luoghi dove si propaga il contagio. Tanti sono coloro, indipendentemente dall’opinione sulla congruità della chiusura stabilita dal Comune, che spiegano come una novità come la chiusura degli istituti scolastici di ogni ordine e grado poteva essere comunicata ai cittadini con tempi diversi e non nel tardo pomeriggio di domenica, a poche ore dal rientro in classe.
«Io ho un negozio e mio marito lavora – spiega Sonia Farina, mamma di due bimbi piccoli, uno al nido e l’altro alla materna – Per noi la notizia di domenica pomeriggio è stata una “bomba”, perché ci siamo dovuti ristrutturare molto velocemente. Per fortuna abbiamo i nonni, che possono tenerli. È vero che la tutela della salute viene prima di tutto, ma informare i cittadini della chiusura delle scuole dalla mattina seguente significa creare un gran caos. Senza contare che in buona parte di materne e nidi non si erano registrati contagi o comunque la situazione era tranquilla».
La pensa allo stesso modo Elena Arrighini, anche lei mamma di due bimbi piccoli. «Non sono contro la scelta di chiudere le scuole – precisa –, ma certo si poteva dare un margine più ampio per far organizzare le famiglie. Senza i nonni sarebbe un grosso problema, oltretutto a ben vedere ci sono tante famiglie che preferiscono non mettere a contatto le persone un po’ più anziane con i bambini per evitare contagi. Ma spesso senza nonni, noi genitori saremmo costretti a non andare al lavoro».
Riflette sull’adeguatezza di chiudere tutte le scuole, senza una cernita precisa degli istituti con un numero elevato di contagi, anche Giulio Rotelli, babbo di tre figli in età scolare: uno alle superiori, una alle elementari e l’ultimo al nido. «Se i numeri dei contagi nelle singole scuole – sottolinea Rotelli –, a parte il caso delle Carducci di Marittimo, non erano eclatanti non capisco perché chiuderle tutte. Ad esempio alla scuola elementare Europa non è mai stata neppure messa una classe in quarantena. Si poteva valutare la situazione dei vari istituti e magari chiudere quelli con molti casi. Così è pesante per i ragazzi e per i genitori, perché a parte chi ha i nonni, uno dei genitori deve sacrificare il lavoro».
A fronte delle famiglie che avanzano dubbi sulla decisione di chiudere per due settimane le scuole, ci sono mamme che elogiano l’ordinanza del sindaco. «Io sono una infermiera – dice Serena Trovati – e sono stata vaccinata un mese fa, ma ho preso comunque in forma leggera il virus da mio figlio che frequenta le Carducci e che lì si è contagiato». Trovati sottolinea come «doveva essere gestita diversamente la situazione alle Carducci, oltretutto mi risulta che non ci fosse sanificazione dei locale mensa tra il primo e il secondo turno del pranzo. Diciamo che se ci fosse stata una valutazione corretta e dettagliata dei contagi nelle singole scuole non sarebbe stato necessario schiuderle tutte».
La pensa allo stesso modo Salima Monnanni, che ha un figlio all’istituto Mattei di Rosignano, ma analizza anche la situazione delle scuole dell’obbligo. «Dopo il caso di Marittimo – dice Monnanni – è giusto tenere sotto controllo le scuole, soprattutto le elementari: credo che sia stato sottovalutato il momento della mensa a scuola. Negli istituti superiori i ragazzi stano con le mascherine, certo c’è il problema dell’affollamento dei bus. Quanto ai genitori che lavorano, capisco la difficoltà di riorganizzarsi, ma in genere il modo di restare a casa qualche giorno c’è. Nell’azienda della mia famiglia diamo il congedo parentale, la cassa integrazione e la possibilità di usare ferie arretrate». Infine Camilla Mariti, mamma di un ragazzo delle medie e di una bambina che fa le elementari Carducci: «Con quello che è successo alla scuola primaria di Marittimo – spiega – sarebbe stato meglio fare più attenzione alle scuole e più in generale al numero dei contagi. Dato che nei mesi passati i numeri dei contagi sono rimasti sempre piuttosto contenuti, non appena si è registrato un incremento si doveva chiudere gli istituto scolastici. Diciamo che non c’è stato un controllo tempestivo». —
A.C.
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