Il Tirreno

INSIEME al Comandante della polizia municipale 

Il sopralluogo del sindaco «La situazione è allarmante»

Alessandro Guarducci

«Per ora come valvola di sfogo abbiamo Livorno, ma alla  lunga non può reggere. Troppi i casi di variante e l’età media dei malati si sta abbassando»

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Alessandro Guarducci

CECINA. Il ritorno in zona arancione, dopo sedici giorni trascorsi in zona rossa, non ha affatto tranquillizzato il sindaco Samuele Lippi che continua a essere preoccupato dall’andamento dell’epidemia a Cecina e in generale, naturalmente.

Del resto le notizie che arrivano dall’ospedale – praticamente al completo il reparto Covid, con alcuni pazienti trasferiti a Livorno – non sono per nulla rassicuranti. Anzi. È per questo che il primo cittadino ha voluto rendersi conto “in diretta” della situazione e ha così effettuato nel pomeriggio di ieri un sopralluogo nell’ospedale di via Montanara.

«Credo sia giusto non fermarsi a leggere i numeri e allora sono voluto andare a vedere di persona come stavano le cose – spiega Lippi – e ho trovato una situazione davvero allarmante. Il reparto Covid è pieno, la terapia intensiva è piena, al pronto soccorso c’erano due persone in attesa di effettuare il tampone e tre pazienti sono stati trasferiti a Livorno. Ho visto tutto questo con i miei occhi e con me c’era il comandante della polizia municipale: non sono assolutamente un esperto, ma di fronte a un ospedale esaurito sono molto preoccupato». Da primo cittadino, Lippi sente tutto il peso di una situazione che si fa più complicata quando si sperava invece che il peggio fosse passato. «Purtroppo siamo ancora in piena pandemia – prosegue il sindaco, che abbiamo contattato in tarda serata –. Non è un problema mio, è un problema di tutti. Come spiegano i medici, l’età media dei ricoverati Covid si sta abbassando e stanno aumentando anche i casi di variante inglese e questi non sono al momento tracciabili. Per ora l’ospedale di Livorno ha posti liberi e può sicuramente aiutare la situazione di Cecina, ma alla lunga non può reggere».

Per il sindaco, l’unica soluzione è accelerare con la vaccinazione. «La Toscana è tra le regioni più virtuose – spiega – eppure non basta. La percentuale di persone vaccinate è troppo bassa e il virus ha tempo di adeguarsi. Io insisto nel dire che l’Italia dovrebbe produrre il vaccino: qui non è una questione di brevetti, ma di salute generale. Insisto nel dire che l’Istituto militare farmaceutico di Firenze potrebbe essere una soluzione». —

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