Il Tirreno

Ex Faro, la rinuncia degli architetti Ma pensa a tutto un solo geometra

Manolo Morandini
Ex Faro, la rinuncia degli architetti Ma pensa a tutto un solo geometra

I professionisti scelti con un bando non lo approvano e la maggioranza con una forzatura lo vota ugualmente 

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Manolo Morandini

SAN VINCENZO. Architetti che rinunciano all’incarico. Documenti firmati da chi per legge non ha titolo. A innescare il tutto è la vicenda dell’ex Faro, il cantiere che sulle ceneri di un’ex pizzeria punta a edificare una palazzina fronte mare di tre piani fuori terra. È il caso madre della maxi inchiesta della Procura di Livorno che il 9 marzo, su ordine del giudice per le indagini preliminari, ha portato a 23 perquisizioni e agli arresti domiciliari il sindaco di San Vincenzo Alessandro Bandini e due imprenditori locali, David e Lauro Dal Pont. Coinvolte 26 persone tra amministratori, tecnici comunali, professionisti e imprenditori. Indagati tre dei quattro assessori della giunta sanvincenzina.

Intercettazioni telefoniche e ambientaLI portano alla luce «quanto forte sia l’interesse del Comune, e in particolare degli indagati il sindaco, l’assessore all’Urbanistica Massimiliano Roventini e Salvatore De Priamo», che è all’epoca dei fatti è segretario generale e dirigente all’Urbanistica, «a una soluzione in linea con il progetto», firmato dal geometra Moreno Sparapani e già valutato illegittimo dal Tar della Toscana. Nei prossimi mesi è atteso il pronunciamento del Consiglio di Stato sui ricorsi con cui la proprietà Agi Spa, riconducibile a Stefano Lazzerini e Gian Primo Lazzerini, entrambi indagati, oltre al Comune, puntano alla riforma delle due sentenze del Tar di gennaio 2018, con cui sono stati annullati altrettanti permessi a costruire. Nel frattempo, il caso è arrivato all’attenzione della Procura della Repubblica.

I permessi a costruire per sbloccare l’operazione non sfondano. Si prova a ripartire dall’origine. L’occasione è il Piano operativo comunale, lo strumento urbanistico che individua e disciplina gli interventi di tutela e valorizzazione, da realizzare nell’arco di cinque anni. Al fine di formare il Piano, l’amministrazione valuta le proposte di soggetti pubblici e privati, ovvero le osservazioni, fra quelle ritenute più idonee al raggiungimento degli obiettivi di pubblico interesse, qualità urbana e sostenibilità ambientale. Questo è il criterio generale. Il 9 settembre 2020 nella seduta del consiglio comunale vengono approvate le osservazioni al piano operativo, con contestuale variante al piano strutturale. C’è da fare uno sforzo per non restare imbrigliati nei tecnicismi. La delibera passa con i voti della sola maggioranza. A chi ha la pazienza di leggere le carte balza agli occhi che gli elaborati allegati non riportano la firma dei professionisti a cui nel 2017 è stato affidato l’incarico, gli architetti Stefano Giommoni e Stefania Rizzotti. Gli elaborati hanno solo la firma digitale di due dipendenti comunali. Nel 2017 il Comune per la redazione del piano operativo decide di avvalersi di professionalità esterne «in quanto non presenti all’interno dell’amministrazione». Il servizio viene affidato con una gara. Nel contratto con cui si affida l’incarico si specifica che è esteso alla «predisposizione della documentazione per l’approvazione definitiva del piano operativo». Invece, arriva il passo indietro di Giommoni e Rizzotti .Nel documento “Esame delle osservazioni”,, c’è solo la firma digitale del geometra Paolo Cosimi. Il geometra svolge una valutazione tecnico giuridica di un piano urbanistico, in contrasto con quanto prevede la normativa. Insomma non ha titolo, serve un architetto. Il suo intervento in sostituzione lo vede in tre diversi ruoli. È quello che fa le osservazioni, nella sua veste di responsabile dell’Urbanistica e dello Sportello unico delle attività produttive. Poi si dà le risposte, è il redattore delle controdeduzioni alle osservazioni. Ma non basta. Certifica anche la regolarità dei passaggi vestendo i panni del responsabile del procedimento. L’origine dello strappo dei professionisti esterni? Il procedimento amministrativo rivoluziona, anche rispetto alle norme tecniche adottate, la disciplina degli interventi sugli immobili di classe C5 della fascia a mare e della città consolidata, come quello dell’ex Faro di proprietà della società Agi Spa, consentendo su di essi la sopraelevazione e il rialzamento. La modifica è proprio quella chiesta dalla società Agi nell’osservazione numero 50, allegata alla delibera consiliare del 9 settembre 2020. C’è un’esatta corrispondenza fra quanto richiesto dagli osservanti e quanto concesso dal Comune nella controdeduzione di accoglimento, a firma del geometra Cosimi. L’effetto, per adesso sulla carta, è quello di sbloccare il cantiere dell’ex Faro. —

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