Zona rossa e sgomento «È passato un anno e tutto è come prima...»
Marzio Porri (Dan Kafè): «Io lavoro con l’asporto, e stamani c’è metà gente » Idem nei panifici e negli alimentari, del resto gli spostamenti sono limitati
cecina. . Le luci all'interno sono accese, ma la porta d'ingresso è chiusa. C'è un cartello: “Per comunicazioni contattare il seguente numero di telefono”. Il negozio accanto ha la saracinesca alzata, o abbassata che dir si voglia, solo per metà. Da ieri niente abiti o orecchini. Niente sciarpe o bracciali. Cecina ha indossato il vestito rosso e diverse bottega hano chiuso di nuovo i battenti. Almeno per nove giorni, poi si vedrà. E a guardare l'area pedonale così poco frequentata tornano alla mente i giorni della scorsa primavera, quando il lockdown svuotò le piazze e riempì di silenzi le vie della città. I cecinesi prendevano il numero alla farmacia di piazza Guerrazzi e aspettavano, distanziati e in fila indiana, il loro turno per medicinali e mascherine. Poco più in là, in corso, chiedevano chi fosse l'ultimo per acquistare il pane e si mettevano in fila indiana. Al supermercato stessa storia. Tutt'intorno, il vuoto. A quei tempi la quotidianità rivoluzionata era una novità per tutti. Adesso, dopo un anno, lo è un po' meno. Ma l'apparenza rimane molto simile a quella di allora e all'assenza di socialità non ci si abitua. Ecco dunque che il colpo d'occhio da primo giorno di zona rossa rimanda all'improvviso a un qualunque fermo immagine di un qualunque giorno di lockdown. Con la differenza che ora c’è più rassegnazione. Un anno dopo si pensava che il Covid fosse un brutto ricordo e invece è sempre in mezzo a noi. E così la città si è di nuovo svuotata, con l’unica differenza dei bar e dei ristoranti che fanno servizio d’asporto. «Sì, io lavoro con l'asporto e posso dire che è venuta la metà della gente rispetto a ieri, quando eravamo ancora in zona arancione», dice Marzio Porri, titolare del Dan kafe di via Leonardo da Vinci. Anche chi lavora al panificio Rosetti, al panificio fratelli Verani e al negozio Alpe nota un calo di clienti. «D'altra parte la zona rossa serve a questo», afferma Porri. «Mi sembra che sia venuta meno gente del solito – dice Andrea Rosetti, titolare dell'omonimo panificio – Vedremo come va nei prossimi giorni all'ora di pranzo». E se la commessa del panificio Verani nota un calo di presenze per quanto riguarda i ragazzi delle vicine scuole all’Alpe, negozio gestito da Erika dell'Omo, , si sistemano gli scatoloni. «Ieri effettivamente c'erano molte più persone in giro – dice – Oggi non si vede nessuno». Intanto via Ginori c'è una pattuglia della polizia municipale per vigilare sul rispetto della normativa. Mentre in corso Matteotti una donna entra dal fornaio. Compra qualcosa. Poi esce con lo sguardo basso e la mascherina sul volto per dirigersi chissà dove. Oggi come un anno fa.
La fotografia è la stessa: la differenza sta nei dettagli. Caso mai, in città diventate sempre più piccole e in case soffocanti come mai prima d'ora, sono le persone a essere cambiate. Non ci si abitua a un mondo fatto di distanze. «Rispettate le distanze per cortesia», dice un barista ai pochi clienti presenti per un caffè d'asporto. Poco più avanti c'è una gioielleria. Chiusa come da decreto. Chiusi anche i negozi di abbigliamento e la loro saracinesca a mezz'asta racconta di stanchezza e preoccupazione.
A Cecina il numero di tamponi positivi è tornato a salire. Proprio come un anno fa. Un duro colpo alla speranza e alla voglia di ricominciare: oggi la sensazione è che la “lotta” per sconfiggere l’epidemia sia ancora lunga.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
