Il Tirreno

Un thriller e un commissario testardo tra i vicoli di Castagneto Carducci

Cristiana Grasso
Lo scrittore Ferdinando de Martino a Castagneto Carducci dove ha ambientato il suo ultimo libro
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Lo scrittore Ferdinando de Martino a Castagneto Carducci dove ha ambientato il suo ultimo libro

Castagneto: lo scrittore Ferdinando de Martino ambienta in questo borgo che ama la nuova avventura del commissario Carlo Ape

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CASTAGNETO. Un borgo antico e seducente ma anche misterioso come Castagneto Carducci, uno scrittore che ne è innamorato, un investigatore, ex poliziotto, tracagnotto che vi si aggira per risolvere un brutto caso. Ed è subito romanzo, romanzo intitolato “Castagneto Carducci” tanto per non lasciare dubbi sul ruolo del paese in questa faccenda. Lo scrittore (di thriller e non solo) invece si chiama Ferdinando de Martino, abita a Genova ma sulla costa etrusca è di casa, per il suo commissario Carlo Ape ha in passato trovato altre location ma questa volta ha deciso che era qui, tra il Castello, i vicoli in salita, che il suo personaggio avrebbe dovuto muoversi.

Perché si è innamorato di Castagneto Carducci al punto di dedicargli un romanzo?

«Il mio rapporto con Castagneto Carducci è nato grazie a mia moglie. Lei è una pittrice e ha una casa proprio accanto all’abitazione del Carducci. D’estate spesso espone i suoi quadri lì e io girando per il paese e per i locali mi sono innamorato del posto e della sua gente. Quando sono lì amo andare in pineta e scrivere, perché fondamentalmente uno scrittore lavora sempre e poterlo fare in una cornice come quella è un privilegio più unico che raro».

Così intanto ci ha trasferito il suo commissario...

«L’idea di ambientare il secondo romanzo del ciclo di Carlo Ape proprio a Castagneto Carducci, coinvolgendo all’interno della storia anche personaggi reali del paese nasce da due esigenze. La prima era restituire qualcosa al paese, perché mi sentivo in debito visto che l’intuizione per il primo romanzo è nata proprio lì, mentre guardavo un’ape morire a terra. Da lì è nata la genesi del personaggio e ho scritto il libro in quell’estate, spesso nei bar del paese prima di diventare astemio.La seconda esigenza era quella di poter vivere con Carlo Ape l’idea di un trasferimento a Castagneto Carducci che è un po’ il mio sogno nel cassetto.Per il mio personaggio è stata una fuga dalla caotica Genova, pur continuando a lavorare come investigatore privato. Per me sarebbe un sogno vero e proprio trasferirmi e lavorare a Castagneto; da scrittore posso assicurarvi che è un posto pieno d’ispirazione».

Chi è il commissario Carlo Ape?

«È un uomo tracagnotto, col setto nasale deviato e una camminata affaticata. Per l’estetica ho preso ispirazione da Gerard Depardieu. È un investigatore moderno, ma dai vecchi valori; una sorta di Marlowe 2.0. È divorziato ed è diventato nonno da poco nonostante la giovane età di sua figlia. È un ex poliziotto dalla testa calda. Ma è dotato di un’intelligenza sopra il comune».

Nel romanzo quali eventi conducono il commissario Carlo Ape a Castagneto Carducci?

«Il libro nasce dalla necessità di scappare da Genova e da alcuni errori che lo perseguitano e lavorare per la sede toscana della sua agenzia sembra al protagonista l’opzione migliore. Come da prassi accetta una caso, ma a differenza di tutti gli altri casi questo sembra avere dei risvolti paranormali. Quindi, lo scettico e misantropo Ape accetta il lavoro quasi solo per dimostrare che non esiste il paranormale».

Perché ha deciso di scrivere thriller?

«Con Ape ho aperto il filone thriller nella mia produzione e attualmente sto scrivendo un thriller con protagonista un personaggio che troverete in “Castagneto Carducci”. Prima scrivevo letteratura non di genere, ma poi, andando all’inizio incontro alle esigenze di mercato mi sono innamorato del genere thriller anche da scrittore, perché da lettore ho sempre amato la letteratura di genere. Anzi, diciamo che amo tutto ciò che è stampato. Poi c’è la mia attività di editore, uno dei libri che amo di più al momento prodotti dalla mia casa editrice è “Come difendersi da una Veneziana” di Riccardo Persano un nostro autore estremamente talentoso».

Lei abita a Genova e sogna Castagneto. Perché?

«Abito a Genova e la odio o forse lei odia me, non l’ho mai capito. L’unica cosa che la rende tollerabile e mia moglie che renderebbe bello perfino l’Inferno. Poi sopporta me e non è facile vivere con uno scrittore. Ho trentatré anni e io e Irene viviamo in una casa bohémienne, un monolocale soppalcato con due coniglie, Sandra e Raimonda. Prima avevamo anche un cane che mi ha fatto compagnia per quattordici anni. Poi purtroppo è mancato. Se potessi mi trasferirei subito in Toscana, non solo per la meraviglia che la circonda, ma per la gente. I genovesi sono molto chiusi e il Covid li ha resi tutti dei piccoli Gollum (del Signore degli Anelli). Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma le mie origini meridionali si scontrano un po’ con la fredda Genova, poi in Toscana ho molti parenti».

A Genova però ha la sua casa editrice, I Edizioni, e la scuola di scritture creativa. Qual è la sua linea editoriale?

«Come direttore editoriale ho una linea ben precisa per le pubblicazioni. Cerco di promuovere quella narrativa capace di dare voci alle nuove generazioni. È appena morto Ferlinghetti che era il mio editore di riferimento. Lui ha pubblicato una narrativa ribelle e controcorrente per la sua epoca e nel mio piccolo cerco di fare la stessa cosa. La ricerca letteraria non è solo un lavoro per me, ma pura passione e linfa vitale.Autori come Tondelli sono usciti grazie a editor ed editori lungimiranti che hanno saputo guardare oltre. Quello che cerco in un libro è la sincerità. Uno degli autori più sinceri della nostra generazione è senza dubbio Karl Ove Knausgard, immensa fonte d’ispirazione. Uno dei libri che ricordo con più amore della mia Casa Editrice I. Edizioni è Rosso come la neve di Grazia Buscaglia, ma la lista è lunga perché amo tutto ciò che pubblico».

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