Il Tirreno

ambiente da proteggere  

«Erosione al Tombolo intervenga l’università»

Michele Falorni
«Erosione al Tombolo intervenga l’università»

Ferrara, presidente di Legambiente, chiede uno studio  e la costruzione dell’argine sul fiume fino al porto

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CECINA. L’erosione a Marina di Cecina è un problema. Coinvolge i residenti, che ogni giorno frequentano la pineta e la spiaggia per correre e passeggiare, e i turisti, che la adorano. L’intervento del Comune nella zona di Andalù, posizionando tre atolli per contenere il mare che divora le piante e la strada che dal Fosso Nuovo conduce a Bibbona costeggiando l’arenile, ha già suscitato numerose prese di posizione. A partire dal presidente di Legambiente Costa Etrusca, Angelo Ferrara, che chiede «uno studio universitario approfondito e conseguenti dati per avere il quadro preciso evitando così di spostare i guai più a sud». E ritrovandosi da capo. Un passo indietro. Il maltempo dei giorni scorsi ha mostrato quanto il nostro ambiente, ricco dal punto di vista paesaggistico, sia fragile: dall’ingresso in pineta vicino alla spiaggia dei cani e alla strada che porta a Bibbona sono poche centinaia di metri. Lo spettacolo, per chi è arrivato da Marina, è stato agghiacciante: il mare ha riempito l’intero tracciato tra l’arenile e gli alberi, tanto che per passarci le persone hanno calzato gli stivali. Un danno enorme, al quale si somma la preoccupazione per le risposte che non arrivano oppure sono parziali, in quanto i soldi stanziati dalla Regione non bastano di certo a risolvere per sempre la grave questione. «Intanto – spiega Ferrara – bene sarebbe che fosse costruito in tempi brevi l’argine del porto, ossia la sponda che dal ponte di via Volterra arriva alla caserma Villa Ginori. Un’opera indispensabile per mettere in sicurezza Marina, poichè se piove tanto e tira vento di libeccio la frazione va sott’acqua, come è successo in passato. Se non sbaglio, l’intervento costa circa 700mila euro, ma è necessario. Inoltre, invece di spendere soldi anche nostri, è utile promuovere un approfondimento universitario, perché ci sono atenei specializzati per questo. Non si può andare per tentativi, in quanto è possibile individuare con sicurezza l’origine del problema. Ricordo che il professor Enzo Pranzini, insegnante all’ateneo di Firenze, ha studiato a lungo la nostra costa, dove l’erosione è cresciuta dal 2012, e affermato più volte che vista la situazione e gli interventi dell’uomo è bene che la natura ritrovi da sola il proprio punto di equilibrio». Ferrara ricorda infine che la zona del Fosso Nuovo è la più colpita e la strada che tanto piace a chi cerca tranquillità a due passi dalla battigia non esiste quasi più. «Pensare – conclude – che in passato era ampia e decine di metri la separavano dall’arenile. Lo stesso scenario si presenta a chi compie il percorso inverso partendo da Marina di Bibbona. Perciò dico che un’analisi approfondita svolta dall’università sarebbe forse la soluzione». Intanto, l’amministrazione posizionerà entro giugno tre atolli composti da massi nella zona a sud di Andalù a cinquanta metri dalla costa e a uno sotto la superficie dell’acqua per proteggere la pineta e l’ambiente dalle correnti marine. Il primo lotto dei tre previsti il riequilibrio della fascia costiera. —

Michele Falorni

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