Sicurezza
Bene lo Sbaracco ma non benissimo «In tempi di Covid ci accontentiamo»
I negozianti lamentano un calo rispetto all’anno scorso tuttavia c’è stato un discreto afflusso di gente
CECINA. La prima Fiera dello Sbaracco organizzata a “distanza sociale” si chiude con il segno positivo. Sono stati due giorni di trattative e acquisti, con il centro della città pieno di gazebo, da piazza XX Settembre a via Amendola, la zona nuova che i promotori del Centro commerciale naturale, l’associazione Targa Cecina e il Comune hanno scelto per rispettare le regole antivirus ed evitare assembramenti.
Eppure le discussioni sul mercatino dei negozi aperto e sui ristoranti chiusi non sono mancate. La protesta di Andrea Bacci, ristoratore di Cecina Mare - è titolare della ristopescheria da Mery - ha raccolto numerose adesioni.
«Capisco i ristoratori e con loro sono solidale – spiega il presidente del Ccn Roberto Bartoli – perché sono il settore più in crisi. Certe decisioni del governo non sono popolari e a San Valentino potevamo forse lavorare, evitando difficoltà a chi aveva già fatto la spesa. Spero che il vaccino si diffonda in fretta perché per me è la soluzione definitiva. Lo Sbaracco? Afflusso giusto ai banchi sia venerdì che oggi, sabato. Non mi pare che ci siano stati problemi di affollamento eccessivo, merito dei controlli ma anche del senso di responsabilità degli esercenti e dei cittadini».
Nella zona blu e nelle altre strade non ci sono mai stati assembramenti, anche perché i vigili urbani e nove agenti dell’Anps, l’Associazione nazionale polizia di stato, hanno sempre controllato che non solo tra i ragazzi si fermassero i gruppi. L’obiettivo, complice la buona stagione, era aiutare il commercio, in crisi come tutti gli altri settori. «È andata benino – dice Franca Ferrari di Bandini Sport – poiché la gente è arrivata subito dalla mattina per acquistare. Tirare il bilancio, in questa situazione, è complicato, ma dobbiamo accontentarci».
Lo stesso punto di vista espresso da Dora Fabiano, titolare di Fashion Kira, che sottolinea come le persone siano giunte numerose. «Non ce lo aspettavamo – commenta – e invece abbiamo clienti nuovi interessati ai capi di abbigliamento».
Il mercatino dei negozi di febbraio non compete per niente con quello estivo, che calamita in paese migliaia di presenze. «Inoltre – sottolinea Christian Vivaldi – non dimentichiamo che la Toscana è zona arancione e le limitazioni sono forti. Non mi lamento, in quanto ho servito uomini, donne e ragazzi, apprezzando il movimento fino alla sera sebbene siano molte le famiglie alle prese con la mancanza di lavoro e di conseguenza la possibilità di spendere soldi».
Più difficile è stato per attività di settore, come BiMoto, che vende caschi, guanti e altro. «Rispetto al passato – specifica Natasha Maltry – non è andata bene. Vero, è materiale tecnico, ma la gente non compra. Speriamo di riprenderci da primavera in avanti». Sandro Startari, titolare di Tweed, spiega che l’assenza di livornesi e fiorentini, residenti in collina e a Volterra si è sentita. «Meno flusso dovuto alle regole stringenti, comunque abbastanza in linea con il periodo invernale».
Chiude Giuseppe Saglimbeni, uno degli esercenti storici di Cecina che ha montato il banco di fronte all’ingresso dell’Accento, il suo negozio dotato di gel per le mani come tutti. «Sì, qualcuno ha approfittato delle occasioni e se ha potuto ha preso due camicie al prezzo di una. L’emergenza sanitaria ha modificato il quadro sociale: speriamo che un giorno la vita migliori». —
Michele Falorni
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