Sicurezza
Spuma alla ghiaia, briscolate e tanti ricordi di Palazzi: «Ora con i circoli chiusi si perde un tesoro»
Generazioni diverse hanno frequentato quelle stanze del circolo Arci. Il presidente ha 25 anni, l’iscritto più anziano ne ha 94: «Baluardo per i territori, presidio di socialità che, guardando al futuro, non può andare perduto»
CECINA. «Renato, ci dai una spuma alla ghiaia?». Renato cerca. Spuma bionda, spuma rossa, ma quella alla ghiaia proprio non riesce a trovarla. «Ascenzinaaaa, questi vogliono la spuma alla ghiaia, vedi un po’se riesci a trovarla». «La spuma alla ghiaia? Guarda che ti stanno prendendo in giro». «Filate via. Che se vi prendo vi faccio vedere io».
Siamo negli anni Settanta e lungo l’Aurelia di San Pietro in Palazzi il circolo Arci è più vivo che mai. Lì vanno i vecchi del paese. E lì vanno anche i ragazzini, che si divertono a far impazzire la storica coppia di baristi del circolo: Renato e Ascenzina. Giuliano Sardi oggi ha passato i sessant’anni, ma al circolino di Palazzi ha trascorso tutta l’adolescenza. «Mi ricordo l’odore forte del tabacco e il tonfo del panforte lanciato sui tavoli. E mi ricordo bene mio nonno Pasqualino, che si fermava al bancone per bere un gotto di vino insieme agli amici di una vita».
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Anche suo padre Danilo frequentava il circolino. L’ha fatto fino a che ha potuto: fintanto che non è stato chiuso per decreto. «È un peccato vedere i cancelli chiusi, così Palazzi è senza un punto di riferimento. Non solo per gli anziani, ma anche per noi giovani». A dirlo è Alessio Paternostro. Lui è il presidente e ha appena 25 anni. Perché il circolino Arci col tempo è riuscito a diventare un punto di incontro tra generazioni diverse. E tutti quelli che l’hanno vissuto, da giovani o da meno giovani, hanno una storia da raccontare. Che sia legata al presente o al ricordo di un passato lontano, indelebile al tempo e alle difficoltà della vita. Giuliano Sardi lo racconta con gli occhi del ragazzino che era, Alessio Paternostro con la freschezza dei suoi vent’anni. Poi c’è Valerio Grilli, che di anni ne ha 94 e che ha sempre amato il suo circolino. «Andavo lì di giorno – racconta – Quando sono arrivato a Palazzi, saranno stati gli anni Settanta o Ottanta, non mi ricordo bene, c’era solo quello. Prendevo un caffè e facevo la partita. Bisogna avere la tessera sa? Dico per stare al circolino».
Sicuramente gli sarà capitato, almeno una volta, di giocare a carte con Paternostro. «Il presidente? Gran bravo ragazzo». Perché anche Paternostro faceva lì, in quel locale sulla via Aurelia, le sue briscolate in compagnia. «Ci passavo le serate già da piccolo – racconta il 25enne – E non l’ho mai lasciato. Tre anni fa ho deciso di candidarmi come presidente perché volevo mandare avanti questa tradizione. Mi piaceva l’idea di contribuire a tenere aperto quello che per i palazzetani è un simbolo».
Un simbolo che ora rischia di scomparire perché «con questa assurda chiusura per decreto i circoli soffrono – dice il presidente del comitato territoriale Arci bassa Val di Cecina Alessandro Masoni – I 27 circoli del comitato sono con le saracinesche abbassate da quattro mesi senza ragione, considerando che gran parte delle altre attività in zona gialla possono rimanere aperte. Non siamo il ricovero degli anziani a rischio, questo vorrei che fosse chiaro. Siamo un baluardo per i territori, un presidio di socialità che, guardando al futuro, non può andare perduto. E rispettiamo tutte le norme».
Al circolino, di normale, si organizzano cene sociali ed eventi culturali. Ci sono i giochi per tutte le età e, soprattutto, ci sono le persone. Lo sa bene Danilo Sardi che amava passare lì il suo tempo, già quando era la base dell’Arci caccia. E lo sa bene anche il figlio Giuliano che, seppur crescendo abbia smesso di andarci, ne parla con la voce rotta dalla commozione. «Lì dentro c’è la mia giovinezza. E quelle pareti raccontano la storia di un luogo che sussurra all’anima di Palazzi». —
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