Sicurezza
«Il problema è legato al Covid stiamo studiando la soluzione»
Per l’azienda è possibile valutare il progetto di smaltimento già seguito a Livorno, con interventi in strutture esterne
cecina. Un anno e mezzo di attesa per un intervento di protesi all’anca o un’altra operazione di ortopedia protesica; non molto meno, sedici mesi, per un intervento programmato di ginecologia. Attese infinite all’ospedale di Cecina, che hanno avuto un’impennata nell’anno del Covid, ma dovute anche a sofferenze di organico e a una storica carenza di anestesisti, che rallentano l’attività delle tre sale operatorie. È ancora in attesa di apertura la quarta sala – i lavori sono fermi –: non può entrare in funzione fintanto che non sarà trasferita la sala di elettrofisiologia, che deve essere spostata in cardiologia. Risultato: 404 persone in attesa per ortopedia, 300 per ginecologia. Numeri che confermano il gradimento verso i reparti diretti dal dottor Paolo Gabellieri e Andrea Antonelli. E per i quali è indispensabile sbloccare le attese. Solo da poco in ortopedia sono arrivati tre ortopedici in sostituzione e due specializzandi con contratto Covid.
La direzione Asl fa sapere attraverso i propri uffici stampa che il problema è noto e che l’obiettivo è di intervenire per ridurre il disagio delle attese. In che modo? Un’idea è quella già sperimentata per l’ospedale di Livorno, dove al 31 gennaio 2019 l’ortopedia aveva un cumulo di interventi in attesa enorme: ben 828 persone in attesa e altre 529 in lista per interventi di protesi. I giorni di attesa per l’ortopedia protesica arrivavano addirittura a 842 (priorità C), 428 (la priorità B) e 252 (per la A). Seguiti dalla chirurgia senologica con i suoi 666 giorni d’attesa, sempre per priorità C, 508 (per la B) e 68 (per la A). Non andava molto meglio per la chirurgia ortopedica: 158 giorni d’attesa (priorità A), 307 (B) e 444 (priorità C). Come hanno risolto? «Abbiamo utilizzato strutture convenzionate: Villa Tirrena a Livorno – fanno sapere dall’azienda sanitaria – e San Camillo a Forte dei Marmi. Ma prima deve rientrare almeno in parte l’emergenza Covid, che richiede un numero straordinario di anestesisti da utilizzare negli ospedali dedicati e che ha fatto impennare le attese». Con la chiusura del reparto Covid di Pontedera qualcosa si può già sbloccare. Una scelta, quella di effettuare in trasferta gli interventi minori, che ha snellito di molto le liste d’attesa a Livorno. Proposta avanzata dal primario e accolta da Asl e Regione. Come ha dichiarato nei giorni scorsi al Tirreno il primario di Livorno, dottor Antonio Augusti, «è stato fondamentale l’aiuto dell’Asl che ci ha dato due ortopedici in più, così come fondamentale è l’organizzazione che ci siamo dati con le case di cura». È così che nell’anno del Covid, i dieci medici del reparto livornese hanno installato 348 protesi ed eseguito altri 700 interventi di chirurgia programmata del piede e della mano. Oltre alle urgenze.
Anche l’ospedale di Cecina ha bisogno di un progetto efficace e veloce per smaltire le lunghe attese. —
M.M.
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