Toscana
Vivere in pandemia artista cecinese racconta il virus nei graffiti urbani
Di Vicino Gaudio realizza sette opere sul lockdown Dopo il murale nella galleria Bertelli ora espone a Monza
CECINA. Mentre il mondo continua a vivere, tra le mura domestiche le persone trascorrono un tempo grigio in lockdown. Solo alla fine si intravede la speranza, se gli uomini sapranno abbattere il muro di odio che hanno eretto gli uni contro gli altri. E’ il messaggio di Alessandro Di Vicino Gaudio, racchiuso nella sua personale ispirata all’emergenza Covid "2020 (not an ordinary year)" presso la Galleria Villa contemporanea di Monza (aperta fino al 30 gennaio). L’artista trentacinquenne, partito per Milano da Cecina nel 2014, dopo aver realizzato il murale sotto la Galleria Bertelli in pieno centro, ha iniziato a lavorare con varie gallerie d’arte ed esporre in diverse città europee.
Oggi lavora tra Milano, la Toscana e la rete internazionale delle gallerie contemporanee che espongono le sue opere. Al centro dell’arte di Di Vicino Gaudio infatti ci sono temi di protesta cari alla street art e i fatti di di attualità: la critica alla società di massa, le ingiustizie che attraversano il mondo, la difesa dei diritti umani e l’emergenza ambientale. Il suo linguaggio combina lo stile bidimensionale dei graffiti urbani con immagini tridimensionali dei video, inseriti nelle sue opere. Nella nuova personale Di Vicino Gaudio propone la sua sintesi di sette tipici giorni in isolamento da pandemia, per rappresentare l’anno appena trascorso.
«Si tratta di sette opere per raccontare il 2020 suddiviso in un'ipotetica settimana di lockdown – racconta - ogni lavoro rappresenta uno di questi sette giorni di attesa, in cui personaggi immobili osservano il mondo continuare a scorrere fuori dalla finestra. Questo movimento all’esterno è rappresentato con la tecnica che ormai contraddistingue il mio lavoro, ovvero dei monitor, che variano dai 17 agli 8 pollici, nei quali vengono trasmessi dei video in loop». Queste figura per lo più sedute sul divano, mentre leggono un libro, scrutano lo schermo di un tablet o aprono il giornale, sono in bianco e nero come i graffiti street, a volte hanno perfino un sapore nostalgico che produce un effetto straniante. Sullo sfondo di questi ambienti immobili una finestra aperta sul paesaggio o sul cosmo, con immagini video che scorrono, sintetizza il contrasto che tutti hanno visto durante il lockdown: la vita del pianeta prosegue mentre gli uomini sono bloccati dal virus. Al termine di questa metaforica settimana di ri-creazione del genere umano (come nello schema biblico) si apre un orizzonte nuovo: due uomini abbattono il muro dell’odio, facendo una breccia-video che prospetta un mondo diverso. «Solo nell'ultima opera, il settimo giorno – prosegue Di Vicino Gaudio - compare il colore, una sorta di speranza che ci porti a cambiare, abbattere le nostre barriere e quel metaforico muro d'odio, con un mattone ai piedi dell'opera con su scritto Hate, per creare un mondo migliore». —
F.L.
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