Il Tirreno

inchiesta della direzione distrettuale antimafia 

Sventato l’assalto armato alla Mondialpol In un ovile c’era un arsenale: 32 arresti

Stefano Taglione
Sventato l’assalto armato alla Mondialpol In un ovile c’era un arsenale: 32 arresti

Trovati fucili, esplosivi e bombe a mano in un’azienda agricola. Per il colpo era stato affittato anche un capannone

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Stefano Taglione

cecina. Stavano pianificando un assalto armato alla Mondialpol di Palazzi (società di vigilanza e trasporto valori). E per questo, più di un anno fa, vicino alla sede avevano anche affittato un capannone. Mentre in un ovile di Fauglia, uno degli indagati, nascondeva un arsenale: fucili, esplosivi e bombe a mano. Maxi-operazione dei carabinieri di Cagliari e Livorno, che hanno arrestato 32 persone fra le province di Cagliari, Nuoro, Oristano, Sassari, Livorno, Grosseto, Roma, Caserta e Napoli, con la collaborazione della polizia corsa che ha fermato altri banditi. In Toscana – a Cenaia, in provincia di Pisa – è stato arrestato dai carabinieri del Reparto operativo, diretto dal tenente colonnello Armando Ago, con l’accusa di associazione a delinquere finalizzata agli assalti ai portavalori l’allevatore sardo Robertino Dessì, che fino al 31 luglio avrebbe custodito le armi in un ovile della sua azienda agricola di Fauglia, poi intercettate su un Tir a Cagliari. Secondo l’Arma garantiva «supporto logistico» alla banda – con base in Sardegna e ramificazioni in Corsica e in Campania – che progettava gli assalti ed era attiva anche nello spaccio della droga. In manette anche Salvatore Garippa (di Castel del Piano, Grosseto) e Pino Guttadauro (di Rosignano), che avrebbero affittato il capannone per i mezzi. Tutti e tre sono in carcere: Dessì a Pisa, Guttadauro alle Sughere e Garippa a Grosseto.

Sono state firmate 32 misure cautelari, di cui 20 in carcere e 12 ai domiciliari. «I reati contestati – spiegano i carabinieri di Cagliari, che procedono nell’inchiesta – sono associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di stupefacenti, al traffico internazionale e alla detenzione di armi da sparo, da guerra e clandestine, all’organizzazione di reati contro il patrimonio, smercio di banconote false e riciclaggio di mezzi e denaro».

Tutto parte dalla perquisizione in un ovile dell’allevatore Umberto Secci e dall’esistenza di un furgone rubato a Nuoro il 12 ottobre 2017, insieme ad altri due mezzi, uno dei quali usato per un tentativo di rapina a un portavalori. Gli inquirenti hanno documentato gli incontri fra lui e Giovanni Mercurio, 56enne di Loculi (Nuoro) e ritenuto a capo di un’organizzazione per il traffico di armi e di stupefacenti, nonché di una rete di rapporti per le rapine alla Mondialpol. Mercurio, nei rapporti con la Corsica, collaborava con Francesco Ledda, che insieme al figlio Marco Davide e alla compagna Patrizia Scanu, si occupava della commercializzazione della cocaina, hashish e marijuana. Mercurio e Ledda, nella preparazione della rapina a Cecina, erano in trattativa con alcuni esponenti della criminalità campana, con i clan Fabbrocino e Di Lauro, per il tramite del napoletano Antonio Pagano. Quest’ultimo, facendosi aiutare dal nipote Antonio Coppola, sarebbe stato il punto di raccordo con la criminalità campana, i cui esponenti Luigi Porricelli e Umberto Lamonica sarebbero stati in grado di reperire camion, escavatori e ruspe per assaltare la Mondialpol.

Pagano avrebbe favorito gli incontri con la criminalità campana per l’organizzazione delle rapine e, in un’occasione, «avviò una trattativa tra i sardi e la criminalità calabrese per l’acquisto di un container colmo di hashish e kalashnikov». Nelle rapine Secci avrebbe avuto un ruolo determinante: tramite Mercurio poteva disporre di una batteria di assalto, composta da Andrea Luca Littarru, Alessio Germano Maccioni, Ilio Mannu, Mauro Peddio, Gianfranco Casula, Fabiano Mannu, Giovannino Littarru. «Il ruolo di Secci – scrivono i militari – è testimoniato dal fatto che prima di ogni viaggio a Napoli, in vista della definizione di nuovi accordi, si incontrava con Mercurio per la disponibilità del gruppo di assalto». I carabinieri hanno sequestrato tre kalashnikov, due fucili, tre pistole Beretta, due Glock, due bombe a mano, tritolo, esplosivo plastico, giubbotti antiproiettile, oltre 400 munizioni e 50.000 euro. —

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di Redazione web