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«Morì dopo l’esposizione all’amianto a Rosignano», l'Inps pagherà la pensione alla vedova
L’istituto condannato dal tribunale di Lviorno a risarcire la moglie di un dipendente Solvay deceduto per mesotelioma
ROSIGNANO. Il giudice Federica Manfré del Tribunale di Livorno ha condannato l’Inps al risarcimento pensionistico in favore di una vedova di un dipendente della Solvay deceduto per mesotelioma, dichiarando il diritto alla riliquidazione della pensione di reversibilità.
Lo rende noto l’Osservatorio nazionale amianto. Si tratta di un risarcimento previdenziale, richiesto dall’avvocato Ezio Bonanni: «L’Inps - spiega Bonanni, che dell’Osservatorio è presidente - si rifiutava di accreditare i contributi amianto che comportano l’aumento dei ratei pensionistici anche in favore della vedova». A fronte di questo rifiuto, dopo il percorso amministrativo, l’Ona, coordinata a Rosignano da Massimo Posarelli e da Antonella Franchi, ha attivato la procedura giudiziaria, durante la quale l’istituto previdenziale ha tentato di opporsi fino alla condanna emessa dal tribunale.
«È necessario che i lavoratori Solvay continuino a chiedere l’aumento pensionistico, e in caso contrario, si possono rivolgere allo sportello Ona, e chiedere l’assistenza legale per procedere con la domanda amministrativa e poi con quella giudiziaria», dichiara Bonanni. Che chiede anche un intervento del Comune di Rosignano «affinché avvii le necessarie azioni di rischio amianto e altri cancerogeni».
«La vittima aveva lavorato in esposizione ad amianto e altri cancerogeni, presso gli stabilimenti Solvay di Rosignano - aggiunge Bonanni -. Sono numerosi i casi degli ex dipendenti della Solvay che hanno contratto una delle patologie asbesto correlate, tra queste ricordiamo mesotelioma, cancro polmonare e asbestosi».
«Nella sentenza - spiega il legale della vedova - si conferma che “il deceduto è stato esposto alle polveri di amianto per tutto il periodo di lavoro in quanto tale sostanza era presente, oltre che nel processo produttivo, nella coibentazione di tutti i reparti dello stabilimento, coibentazione che era via via smantellata e ricostruita in loco, con inevitabile aerodispersione delle fibre del materiale ignifugo di cui erano composte. Al fronte di tali allegazioni, non specificamente contestate dall’Inps, e supportate dalle risultanze istruttorie di altri procedimenti civili e penali che hanno riguardato altri dipendenti di Solvay, può ritenersi provato che il deceduto, in ragione delle mansioni espletate e delle condizioni ambientali in cui si è trovato ad operare, è stato esposto ad amianto”.
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