Gioco
Sopravvissuto all’affondamento del’43 raccontò in rime la tragedia del bastimento "Crispi"
Ardelio Gronchi di Donoratico volle tramandare in un’ode in 48 ottavine, ora recuperata dalla nipote, la terribile avventura
DONORATICO. Agli inizi degli anni ’40, in piena guerra, le tragedie provocate dal conflitto bellico erano all’ordine del giorno. Esplosioni, affondamenti, esecuzioni. Certi avvenimenti erano spesso immortalati da giovani poeti improvvisati che con ottavine toccanti e ben assemblate, raccontavano gli eventi. Anche a Castagneto in quel tempo, un paio di episodi tragici spinsero dei ragazzi del borgo ad improvvisarsi chansonnier.
I fatti narrati furono quelli della tragedia dei cinque bambini uccisi dallo scoppio di una bomba, messi in rima da Luigi Musi e Lorenzo Favilli (vicenda che abbiamo rievocato sul Tirreno alcuni giorni fa) l’altra è raccontata da Ardelio Gronchi di Donoratico, in 48 ottavine e riguarda l’affondamento del bastimento “Crispi” avvenuto il 19 aprile 1943, dove morirono 943 granatieri con 357 sopravvissuti tra i quali proprio Ardelio Gronchi che raccontò in ode la sua terribile avventura. Ma veniamo ai fatti: a poche miglia dall'Isola d'Elba, tre siluri lanciati dal sommergibile inglese Hms Saracen colpivano e affondavano il piroscafo del Lloyd Triestino Francesco Crispi mentre trasportava circa 1000 soldati italiani più l’equipaggio verso la Corsica. Perirono 943 persone fra i quali la maggior parte apparteneva ai Granatieri di Sardegna. Per molti giorni a seguire il relitto della nave restituì cadaveri che le correnti marine trasportarono fin sulle coste liguri. Gronchi riuscì a salvarsi dopo aver superato prove durissime e raccontò nel dettaglio tutta l’avventura dalla partenza da Livorno, dove salutò la moglie e i figli e si imbarcò.
Alcune ottavine sono veramente angoscianti, come quelle di quando, con la nave colpita, cadde in mare e si sentì avvinghiare una gamba da un altro soldato. Ed ecco il racconto. “Ogni sforzo ognun fa per la sua vita, per vedere di rispondere all’appello or qui si perde la libera uscita e più non si saluta il colonnello, ognun sembra una pecora smarrita più non ha cura di questo e di quello, anch’io giostrando tra quei cavalloni mi si attacca un compagno ai pantaloni. Dimmi o lettore se i momenti en buoni, guarda diceva se mi puoi salvare, mi raccomando tu non mi abbandoni che possa i miei bambini riabbracciare. Dissi: non ce la fanno i miei polmoni quindi ti prego tu mi lasci andare te lo ripeto fammelo il favore se no nel mare tutti e due si muore. In mezzo allo spavento e al gran terrore e più allo strepito della gran gente, gli dissi raccomandati al Signore e dirgli se pietà non ha per niente. Ma causa del grandissimo rumore mi accorsi ben che la mia voce un sente, con intrepido coraggio mi impegnai e con la libera gamba lo staccai.
Quando libero alfine mi trovai, galleggiando sull’acqua a stento a stento, più volte da ogni parte mi girai alfin vidi sparire il bastimento e tante teste galleggiar osservai chi semivivo gli era e chi già spento, o mare o mare dissi, oggi è la festa che anche Ardelio nel tuo seno resta.” Il racconto in ottavine continua, fino al ricongiungimento con la famiglia non prima però di aver affrontato altre peripezie. Questo documento, recuperato grazie alla nipote Donella Gronchi, riveste un’importanza storica di eccezionale valore. Una testimonianza che ha permesso di ricostruire quei tragici momenti consegnando alla storia del nostro territorio un’altra pagina a molti sconosciuta.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
