Toscana
I dieci anni di don Marco a Cecina: una festa a sorpresa e doni dei parrocchiani
Durante la messa don Lorenzo ha ringraziato il parroco. Con le offerte dei fedelisono stati acquistati calice e patena
CECINA. Sono passati dieci anni da quando don Marco Fabbri - era il 5 dicembre 2010 - è arrivato a Cecina succedendo a don Osvaldo Valota, trasferito a Volterra. Ieri nel tardo pomeriggio in duomo, per celebrarne l'impegno e il continuo sostegno alla città, don Lorenzo Mancini e gli altri parroci gli hanno regalato il calice e la patena con cui dire messa, oltre alle offerte dei cittadini. «Saprai tu cosa farci di bene, i cecinesi si fidano di te», hanno detto a una voce i sacerdoti tra gli applausi dei fedeli giunti a seguire la funzione. Un omaggio a chi, con straordinario spirito di servizio, ha interpretato con sensibilità e cuore i problemi della comunità. Don Lorenzo, leggendo la lettera scritta, ha ricordato non senza emozione che don Marco, al quale è legato da affetto e stima, è in realtà tornato a casa dopo la prima esperienza dal 1989 al 1993 come vice di don Ugo Bocelli. A causa della pandemia, non è stato possibile festeggiare l'anniversario, ma la parrocchia ha però evitato che passasse sotto silenzio, organizzando la sorpresa complice la collaborazione dei preti e delle suore. Dal 2010 molto è cambiato. La dedizione di don Marco ha permesso che il soffitto e la facciata della chiesa venissero restaurati e nascesse la Casa di carità in viale Marconi, senza dimenticare l'impegno in ambito catechistico e pastorale giovanile. Ovvero 756 comunioni, 660 cresime, 462 battesimi, 1238 fedeli "accompagnati all'incontro finale con il Padre", 83 matrimoni e tre ordinazioni diaconali.
«Grazie Lorenzo - ha detto sorridendo don Marco - perché una delle tue virtù è nascondere bene le cose. Vi avevo visto in questi giorni parlare sottovoce, intuendo qualcosa. Ma non mi aspettavo tanto e ne sono onorato. Ringrazio tutti, i sacerdoti e le suore e soprattutto la collettività, perché dalle persone semplici ho imparato molte cose. Sono contento di avere percorso una parte del mio cammino con voi, tornando a casa entusiasta fino dal giorno in cui il vescovo me lo chiese. Dedico un pensiero a chi non è più con noi, mi considero fortunato poiché mi avete sempre voluto bene. La parrocchia rimane la nostra grande famiglia. Andiamo avanti tutti insieme con fiducia nel nome del Signore». Un minuto di applausi è seguito al termine del breve discorso, perché i fedeli e tanti cittadini riconoscono in don Marco capacità di riflessione non comune. Prendendo spunto da una lettera di Pietro sulla concezione del tempo, don Marco all'inizio della messa ha ringraziato Dio "per questo immenso dono, da impiegare bene nella vita di tutti i giorni".
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