Il Tirreno

Quei cinque bimbi vittime delle bombe «Così mia madre si salvò dalla morte»

Giorgio Creatini
Quei cinque bimbi vittime delle bombe «Così mia madre si salvò dalla morte»

Il tragico evento del gennaio 1945 torna di attualità dopo il racconto di Andrea Morganti su Facebook

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La storia

Giorgio Creatini

Una tragedia immane scosse Castagneto Carducci in una fredda giornata di gennaio del 1945. Cinque bambini del paese, fra i sei e gli undici anni, persero la vita saltando in aria per l’esplosione di una mucchio di bombe che i tedeschi avevano lasciato lungo la strada durante la ritirata. Un episodio quasi dimenticato che è invece tornato attuale grazie a un post su Facebook di Andrea Morganti che ha ricordato l’episodio dicendo che anche la sua mamma, Adriana Innocenti, che all’epoca aveva 10 anni, doveva essere con quei ragazzi, ma si salvò perché avendo da badare un bambino, non andò con gli altri ragazzi. Da lì la storia si è riaccesa tra i ricordi di tanti, le storie tramandate e la curiosità di conoscere i dettagli di una tragedia quasi dimenticata. Così abbiamo deciso di raccontare i fatti, arricchiti dalle testimonianze di fratelli e sorelle dei poveri ragazzini.

Il 7 gennaio 1945 un ordigno lasciato dai tedeschi esplose, togliendo la vita a cinque bambini: Ivo Magdalo Barsacchi di 11 anni, suo fratello Cesare Barsacchi di 6 anni, Rolando Billi di 6 anni, Franco Cosimi di 9 anni, Franco Barontini di 11 anni. Quest’ultimo era figlio di un portalettere livornese sfollato dalla famiglia a Castagneto. Per questo era chiamato da tutti “il Livornese”.

Lungo la strada dove adesso ci sono gli ex uffici comunali, poco sotto la posta, questo mucchio di bombe era già da giorni che era lì nel piazzale.

I ragazzi del paese ci andavano spesso per smontarle e togliere la polvere da sparo per poi utilizzarla per farci i botti o caricare le cartucce per andare a caccia. Nonostante le raccomandazioni delle mamme di non andare nel piazzale delle bombe, i ragazzini sfidando il pericolo, si sentivano coraggiosi ad aprire gli ordigni e tirarci fuori il contenuto.

Nessuno aveva pensato di rimuovere quegli esplosivi, la gente era impegnata a mettere insieme il pranzo con la cena in quegli anni davvero difficili, figurarsi chi considerava di farle sparire. Quel giorno, “il Livornese” che era un po’ il capo della piccola banda, convocò tutti al piazzale per fare un bel sacchetto di polvere, ma qualcosa andò storto e un ordigno gli esplose in mano dilaniandolo e uccidendo anche tutti gli altri che erano li vicino. Angiolino Barsacchi, fratello di due ragazzi uccisi dalle bombe, testimoniò così quel tragico giorno: «I ragazzi più grandi levavano la polvere, forse per portarla ai genitori per farci le cartucce, quelli più piccoli erano lì a guardare, ce ne erano cinque o sei, e ce ne fossero stati venti sarebbero morti tutti. Ero in chiesa a vedere il presepe con la mamma. C’era un funerale e i miei fratelli chiesero se potevano andare alla via Nova a vedere questo funerale, sembra che ci fosse stata la banda e si fermarono lì. C’era il Livornese che era quello che girava intorno alle bombe e dopo nemmeno cinque minuti si sentì questo scoppio. Tutti a cercare i figlioli, ma mia mamma stava tranquilla perché sapeva dove erano andati, al funerale, invece…»

Mirella e Carla Billi sorelle di Rolando: «La polvere veniva tolta per farci gli scoppi, ci si divertiva, per giocare - raccontano -. Se avessero levato prima quelle bombe non sarebbe successo niente. Dopo lo scoppio gli unici ancora vivi si diceva fossero mio fratello e mio cugino Piero, lo rinvolsero nell'impermeabile e lo portarono in ambulatorio ma poi morì. La mamma era a fare la legna quando sentì lo scoppio pensò subito a mio fratello, ma quello più grande perché era un po’ scapestrato, invece era Rolando, quello buono e calmo». Annamaria Cosimi, sorella di Franco: «Mi ricordo che li riportarono a pezzi, i genitori corsero subito li a vedere».

Infine una testimonianza su Fb di Sonia Cecca: «Il mio babbo fu chiamato da quei bambini, aveva avuto un po’ di febbre nei giorni precedenti e mia nonna gli proibì di uscire di casa. Gli salvò la vita, sarebbe stato sicuramente assieme a loro. Me lo ha raccontato tante volte, i ragazzini che sotto il portone lo chiamano e chiedono se vuole uscire a giocare assieme a loro, la nonna che glielo proibisce e lui che a malincuore resta a casa. Dopo poco il boato che scuote Castagneto e la notizia devastante della morte di tanti bambini».

Quella tragica giornata, è oggi ricordata con un piccolo monumento sotto ad una pianta alle scuole del paese. —

© RIPRODUZIONE RISERVATA



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