Gioco
Il ristorante è chiuso a cena, lo chef di Nibbiaia tiene corsi di cucina
Il titolare della Locanda Martinelli, per anni cuoco della corte del re di Giordania: «Voglio tenere un contatto con la comunità»
NIBBIAIA. Ha dovuto chiudere il ristorante all’ora di cena, ma ha deciso di reimpostare la sua attività tornando agli esordi. Come? Organizzando corsi all’interno della sua cucina, un po’ come faceva dieci anni fa, quando dopo aver cucinato per reali e vip in giro per tutto il mondo, è rientrato in Italia e ha fondato il suo ristorante. Michele Martinelli è il titolare dell’omonima locanda, su piazza Mazzini a Nibbiaia. Una cucina originale e ricerca, ma attenta alla qualità dei prodotti e a cotture che ne mantengano inalterati sapori e profumi. Una scuola di pensiero che Martinelli ha elaborato durante gli anni in cui è stato executive chef alla corte del re di Giordania, con una brigata composta da 26 chef di diverse nazionalità e poi private chef di tanti vip.
L’ultimo Dpcm l’ha costretto a chiudere il ristorante alle 18. «A pranzo i clienti sono pochi - racconta - essendo noi a Nibbiaia, quindi lontani da Livorno o Pisa, dove ci sono aziende e i ristoranti possono lavorare per pranzi di lavoro». La Locanda Martinelli resta aperta solo il sabato e la domenica all’ora di pranzo, ma ha pensato di mantenere il contatto con i suoi clienti, organizzando corsi di cucina. «Lo facevo dieci anni fa - racconta -, poi ho smesso. Credo sia un modo per avere, anche in un periodo come questo, un legame con il territorio». Sono lezioni a numero chiuso, con massimo quattro partecipanti. Pasta fresca, pasticceria, panificazione, finger food e tecniche di cottura lenta sono i corsi che tiene Martinelli. «Rispecchiano la mia cucina - spiega -, al termine del corso di panificazione le persone sono in grado di preparare i tipi di pane che serviamo noi». Non solo, Martinelli produce e vende il Fermento, bevanda analcolica con erbe selvatiche, bacche e fiori. «È un probiotico naturale - termina -, che aumenta le difese immunitarie. È studiato anche dalla Facoltà di Agraria dell’Università di Pisa».
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