Il Tirreno

L’ALLARME  

In Bulgaria provano a copiare il Sassicaia

Tommaso Silvi
In Bulgaria provano a copiare il Sassicaia

La sindaca Sandra Scarpellini: «La nostra storia non si tocca». C’è anche un’interrogazione alla commissione europea

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Tommaso Silvi / CASTAGNETO

Le coccole del sole caldo della costa Toscana. L’aria pulita delle colline, il verde, il salmastro che spolvera i vigneti. Bolgheri vuol dire vino. Vino eccellente.

E fa quasi ridere il pensiero che, nella fredda e grigia Bulgaria, qualcuno sta provando a imitare il diamante della zona sud della provincia. Intanto la sindaca di Castagneto Carducci, Sandra Scarpellini, promette battaglia. «Bolgheri e Sassicaia sono due parole nostre, eccellenze assolute della nostra terra. E il Comune le tutelerà in ogni forma e in ogni sede. Nessuno deve toccare la nostra storia».

Ma chi è il ricopione della situazione? Intanto occorre dire che l’indiziato è un vino bulgaro. Un mix di Syrah e Merlot, prodotto da una delle più grandi cantine della Bulgaria. Si chiama “Bolgarè”. Un nome che può facilmente trarre in inganno i consumatori. Un aspetto da non sottovalutare assolutamente è il prezzo: rispetto al Sassicaia, il Bolgarè costa un decimo. La notizia del tentativo di plagio decollato dalla Bulgaria è stata data da Il Sole 24 ore. Gli europarlamentari del Partito democratico Simona Bonafè e Paolo De Castro hanno firmato un’interrogazione prioritaria presentata giovedì alla Commissione europea, alla quale chiedono di intervenire per far cessare l’uso del marchio Bolgarè. I due europarlamentari si appellano al regolamento dell’Unione europea sulla qualità 1308/2013, introdotto nella scorsa legislazione.

«Contatterò Simona Bonafè e insieme studieremo una strategia per difendere il prodotto dei nostri vigneti, che non c’entra niente con l’uva della Bulgaria. Questo deve essere chiaro», dice ancora la sindaca di Castagneto». L’interrogazione italiana si è resa necessaria perché l’Euipo, cioè l’Ufficio europeo per la proprietà intellettuale, non ha accettato il ricorso presentato dal Consorzio per la tutela dei vini Bolgheri Doc contro il marchio bulgaro.

Il Bolgarè risulta così regolarmente registrato dal maggio 2017 e l’annata 2018 è già in commercio. La cantina che lo produce, Domaine Boyar, è stata la prima azienda vinicola privata a nascere dopo la caduta del regime comunista in Bulgaria, nel 1989. Oggi la società, che ha una sede in Bulgaria e una a Londra, è tra i principali esportatori nazionali di vino: le sue bottiglie prendono in particolare la via del Regno Unito, degli Stati Uniti, del Canada, dell’Asia e dei Paesi scandinavi. Tutti mercati fondamentali per l’export dei produttori italiani, e per i Supertuscans in particolare.

Angoli del mondo in cui sulle tavole finiscono anche altri prodotti spacciati per italiani, ma non originari del nostro Paese. E ora tocca anche al Sassicaia. La battaglia è appena iniziata e promette già scintille. –

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