Il Tirreno

Bimbo positivo al coronavirus a Cecina e classe a casa, la protesta: «Lasciati senza informazioni»

Claudia Guarino
Bimbo positivo al coronavirus a Cecina e classe a casa, la protesta: «Lasciati senza informazioni»

Protestano i genitori di alcuni alunni che frequentano le elementari Collodi a Marina: «Abbiamo saputo del caso su whatsapp. Dall’Asl nessuna notizia per giorni»

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CECINA. Un bambino è risultato positivo. Compagni di classe e insegnanti sono andati a casa, hanno fatto il tampone e hanno atteso la risposta. Poi le lezioni sono riprese con chi è risultato negativo. Tutto “normale”, all’apparenza. Ma tra l’inizio e la fine della storia si inseriscono dieci giorni «in cui siamo stati lasciati senza informazioni. Oltretutto la comunicazione del caso positivo ci è stata data dal rappresentante di classe su WhatsApp, non dall’Asl e in assenza di un messaggio ufficiale non abbiamo potuto chiedere il congedo dal lavoro per seguire i nostri figli».

A protestare sono alcuni dei genitori i cui figli hanno passato un periodo di isolamento (in attesa di tampone) perché nella loro classe un bimbo è risultato positivo. Si tratta di Daniela Scardaci, Virginia Regoli, Fabrizio Chesi, Selene Baccellini e Magdalena Krolczyk, che raccontano così che cosa è successo: «Il 13 ottobre ci è stato comunicato che nella classe dei nostri bambini c’era un contagio. Così, tramite WhatsApp, il rappresentante di classe ci ha detto di andare a prendere a scuola i nostri figli. Poi non abbiamo saputo più niente fino a giovedì sera, quando ci hanno detto di presentarci il giorno dopo per i tamponi. Poi, di nuovo silenzio. Per altri 5 giorni non abbiamo più avuto notizie. Poi sono arrivati, pian piano e alla spicciolata, i risultati dei tamponi, che abbiamo visto consultando il portale web destinato allo scopo. Così i bambini risultati negativi sono dovuti stare a casa dal 13 al 22 ottobre, abbandonati da tutti».

Dall’Asl fanno sapere che, quando c’è un caso positivo, sono le scuole ad avvertire le famiglie, mentre l’Asl contatta per il tampone. La dirigente scolastica, professoressa Maria Teresa Sartiano dice di aver ricevuto una mail dall’Asl il 13 ottobre, che non ha inoltrato a nessuno perché «conteneva dati sensibili. Ho avvertito il rappresentante di classe del caso di positività e i genitori sono venuti a prendere i loro figli». Sartiano sottolinea che «credo ci siano stati dei ritardi nell’elaborazione dei tamponi. Ho provato a chiedere che cosa stesse succedendo, ma dall’Asl mi hanno detto solo che sarebbe stato necessario attendere. Poi mi è arrivata la mail in cui si diceva che bimbi e insegnanti sarebbero potuti tornare il classe oggi (ieri ndr). Credo che, in una situazione particolarmente complessa come quella che stiamo vivendo, ci siano delle difficoltà di comunicazione e, in quest’ambito, dei vuoti normativi. Ma non credo sia una disorganizzazione intenzionale, alla Prevenzione ho comunque sempre trovato medici disponibili». —
 

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