Gioco
Stop anticipato e futuro incerto «Resistiamo, ma che fatica...»
Ristoratori e baristi non possono più tenere aperti i locali fin quando vogliono «Ci siamo organizzati, ma le persone escono poco e il lavoro sta calando»
cecina
Ogni volto è una storia. E dietro ogni sguardo c’è una vita. Ci sono lavoro e sogni. C’è la voglia di andare avanti e, nello stesso tempo, c’è il timore di un futuro più che mai incerto. Baristi e ristoratori sono stati, così come altre categorie, duramente colpiti dal lockdown. Adesso devono chiudere alle 24. E, ancora prima, i baristi devono evitare che la gente stazioni di fronte ai loro locali. Più che l’orario di chiusura (in molti considerano le 24 una scadenza tutto sommato accettabile) alcuni degli imprenditori cecinesi temono un calo delle presenze, che già pare si stia verificando. «Di gente ce n’è ancora - dice Salvatore Castrogiovanni, La Suite - ma in questi giorni c’è stato un calo. Le persone sono impaurite ed escono molto meno». D’accordo sono anche Aisha Esta e Marica Becuzzi, del bar Ruiu. «Fino alla settimana scorsa c’era più passeggio - dicono - Da ieri (sabato ndr) invece i clienti sono diminuiti. Forse c’è più paura. Sicuramente ci sono meno soldi». E sulla limitazione dell’orario di apertura dicono: «Chiudere prima sicuramente un po’ incide. Noi comunque cerchiamo di tirare avanti e vediamo dove andremo a finire».
Lievemente ottimista è Saida Mahzoum, ristorante La Cantinetta in vicolo Bargilli. «Dover chiudere a mezzanotte per me non è un problema - dice la ristoratrice - Cecina è una piccola città e d’inverno le persone non vengono mai a cena troppo tardi. L’ultimo fine settimana di lavoro è andato bene. Dopo mezzanotte e con i locali chiusi, comunque, in giro non c’era più nessuno».
Anche per Sabrina Selvi, titolare della pizzeria Le Chiacchiere, in corso Matteotti, «in generale per me chiudere a mezzanotte è ok. Credo che abbiano maggiori difficoltà, in questo senso, i locali che lavorano soprattutto di notte. Per quanto mi riguarda, qui è difficile che qualcuno prenoti dopo le 23. Però, se fino alla scorsa settimana abbiamo lavorato bene, già col nuovo dpcm abbiamo avuto un calo nel numero dei clienti. Un po’ di paura tra la gente c’è».
Sospende il giudizio sull’orario di chiusura Alessio Antonelli, Il Pasta, che vuole aspettare di capirci qualcosa di più, «comunque generalmente chiudiamo la cucina alle 22.30, adesso non ci sono più i turisti e lavoriamo soprattutto con le persone della zona».
E il vivere alla giornata sembra una delle strade più facilmente percorribili in questo momento. «È un periodo così, dove non sappiamo che cosa aspettarci - sottolinea Francesca Tanagli, bar Roma - Noi il fine settimana rimanevamo aperti fino a che c’era gente. Adesso abbiamo dei limiti, ma ci adattiamo. Finché si tratta di una chiusura anticipata provo a reggere. L’importante è che non ci sia un nuovo lockdown». È la speranza di tutti. Anche quella di Marzio Porri, Dan Kafè. «In questo momento così particolare e tragico credo che dei provvedimenti debbano essere adottati - sottolinea - Io non chiudo mai tardissimo, ma riconosco che l’orario è limitante per molte attività, che già devono occuparsi di rispettare e di far rispettare tutte le norme di sicurezza. Così come di non far sostare la gente fuori. A Cecina, dal punto di vista della movida e degli assembramenti, la situazione mi sembra sotto controllo. La bacchetta magica non ce l’ha nessuno. Facciamo tutti del nostro meglio». —
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