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Da Roma a Rosignano un film sull’Aurelia, “la statale dell’acqua”

Da Roma a Rosignano un film sull’Aurelia, “la statale dell’acqua”

Domenica 18 ottobre su Rai5 in prima visione il documentario di Guido Morandini che dal Campidoglio arriva a Solvay

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ROSIGNANO. Un docu-film sul tratto di Aurelia che da Roma porta fino a Rosignano Solvay. Un viaggio corredato da storie e aneddoti raccolti su una delle statali più famose d’Italia. Il documentario, girato dal regista Guido Morandini, verrà trasmesso domenica in prima visione, nell’ambito del programma "Di là dal fiume e tra gli alberi", coproduzione Rai5 e Rai 3, alle 22 su Rai5 (e in replica a partire dal prossimo febbraio su Rai3). Il programma intende raccontare i luoghi dell’Italia attraverso la voce e le suggestioni delle persone che vivono su quei territori. Grazie allo sguardo di un autore-regista e della sua voce fuori campo, ogni puntata restituirà il 'sapore' di un luogo circoscritto, eppure così ricco di storie, aneddoti e scorci di vita vissuta. “Aurelia, la statale sull’acqua” (è il titolo del film) parte dal Campidoglio, a Roma. È lo zero chilometrico della statale Aurelia, come per tutte le altre vie consolari principali. Da qui inizia il viaggio di Guido Morandini nel suo documentario, in onda in prima visione domenica 18 ottobre alle 22.10 su Rai5 per la seconda stagione della serie “Di là dal fiume e tra gli alberi”.

Il disegno della pavimentazione della piazza realizzato da Michelangelo fa pensare al reticolo dei meridiani e paralleli sulla superficie terrestre, metafora delle strade del mondo. Così la SS1 - Aurelia non ha un’origine e una destinazione, ma è essa stessa un reticolo di relazioni. Non si parte per arrivare ma per incontrare e conoscere. «Si viaggia per raccontare, sperando di aver fatto alla fine del percorso un’esperienza che ci avrà arricchito e, forse, un po’ cambiati - spiegano dalla produzione - . Da giugno ad agosto abbiamo percorso in bici, in auto, su camion, da soli o in compagnia, lunghi tratti della Statale numero Uno, perché più antica di tutte, con lo sguardo attento, rivolto anche ai margini dei territori attraversati. Il nastro d’asfalto riesce ad elevare la vita quotidiana a racconto straordinario che interseca la storia, l’ambiente, la natura. Perché l’Aurelia è un film sempre diverso, come dice l’albergatore Giuseppe Simonelli che una sera del 2001 offrì una stanza a uno sconosciuto in difficoltà, scoprendo poi che si trattava di Alfredo Bini, il grande produttore cinematografico di Pasolini, che resterà ospite di quell’albergo per il resto della sua vita. L’Aurelia è intersecata da chi fa altri viaggi come i lupi, che dall’interno raggiungono la Feniglia o i canoisti, che scendono l’Ombrone passandoci sotto. L’Aurelia cantata da Pietro Sabatini e Letizia Papi come mito e segno identitario della Maremma. Una statale costruita sull’acqua, afferma il professor Rossano Pazzagli, perché ha modificato il suo tracciato nei secoli evitando impaludamenti e seguendo le bonifiche».

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