Sicurezza
Tornado a Rosignano, nasce il comitato: «Solvay deve abbassare la temperatura dello scarico»
L'attività dei cittadini potrebbe sfociare in una class action per chiedere all’industria chimica il risarcimento dei danni
ROSIGNANO. Chiedono che lo stabilimento Solvay abbassi la temperatura dello scarico dei fanghi in mare. E si stanno organizzando per dare vita a un comitato cittadino, la cui attività potrebbe sfociare in una class action per chiedere all’industria chimica il risarcimento dei danni fisici, materiali e morali causati dalle ultime quattro trombe d’aria che si sono abbattute nella zona del Lillatro. A dare il via al percorso Silvio Michele Albanese, geologo che abita in via Carducci, una delle strade su cui il tornado del 25 settembre ha fatto più danni, scoperchiando tetti e abbattendo alberi. Albanese, che da anni considera una anomalia il fatto che i tornado si abbattano sempre nella stessa area, ha organizzato una riunione alla palestra del Lillatro.
Circa cento i partecipanti, tutti residenti dei palazzoni di via Carducci, via Veneto e via Agostini. «Ho invitato anche - dice Albanese - anche i residenti delle prime case sulla via Aurelia, davanti alla stazione». La platea ha ascoltato la tesi di Albanese riguardo al susseguirsi dei vortici sulla zona del Lillatro. «La temperatura dello scarico - spiega Albanese - deve essere tale che non ci sia zona di miscelazione con l’acqua più fredda del mare. La temperatura di scarico deve essere un grado sotto alla temperatura dell’acqua di mare, per me l’innesco delle trombe d’aria, infatti, è legato alla temperatura troppo elevata dell’acqua scaricata in mare». Albanese fa un esempio concreto: «Nel giorno della tromba d’aria - prosegue - la temperatura del mare, sulla base dei siti che si occupano di meteo, era di 27 gradi. E Solvay scarica in mare sempre alla stessa temperatura, 36 gradi». Una differenza di temperatura che secondo la teoria che Albanese ha spiegato ai partecipanti all’assemblea è proprio quella alla base dello scatenarsi dei tornado. L’obbiettivo dei partecipanti all’assemblea nella palestra del Lillatro è quello di chiedere «l’immediato cambiamento della temperatura degli scarichi a mare. Io credo che lo scarico debba avere una temperatura pari a quella del mare, chiaramente variando a seconda delle stagioni».
Secondo step, come spiega Albanese, è la creazione di un comitato dei residenti della zona colpita dalle trombe d’aria e «successivamente una class action per ottenere da Solvay il riconoscimento dei danni materiali, fisici e morali a seguito delle quattro trombe marine che si sono abbattute nella zona dei palazzoni negli ultimi anni».
L’intenzione di Albanese è quella di convocare una seconda assemblea a cui sarà presente anche un legale, «che ci spiegherà come muoverci per dare vita al comitato, e fare richiesta a Solvay di abbassare la temperatura di scarico. Richiesta che manderemo anche al ministero dell’Industria e alla Regione. Voglio precisare che nessuno vuole che Solvay chiuda lo stabilimento o interrompa la produzione, ma è giusto che rispetti i cittadini e il territorio. Mi chiedo se Solvay e il Comune si domandino perché le trombe marine avvengano soltanto qui e non in altre zone della costa. Perché fino ad oggi nessuno si è preoccupato di questa cosa?». Infine Albanese sottolinea che il comitato sarà apartitico: «È un movimento di residenti, la politica non deve entrarci». Quando alla costituzione del comitato, «ho chiesto i numeri di telefono alle persone intervenute. Le ricontatterò per un secondo incontro durante il quale le persone avranno spiegazioni dal punto di vista legale, verrà infatti un consulente per spiegare le modalità per costituire il comitato e attivare la successiva class action».
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