Toscana
A Rosignano Solvay pozzi inquinati da 15 anni, i residenti: «Vogliamo chiarezza»
Il comitato Il Villaggio fa presente che è ancora vietato usare l’acqua in 7 punti: «Da tempo non vengono fatti campionamenti, Comune e Arpat ci diano notizie»
ROSIGNANO. Sono ancora sette i pozzi inutilizzabili a seguito dell’inquinamento della falda acquifera, legato a sversamenti di benzina provenienti dal distributore Esso in via della Cava a Rosignano Solvay. Uno sversamento che risale al luglio del 2005 e che allora portò alla chiusura di 21 pozzi presenti nei giardini delle case circostanti, situate all’interno dell’area compresa fra via delle Pescine e via Parenzo.
Negli anni la maggior parte dei pozzi, dopo la bonifica del sito e del territorio circostante, sono stati riaperti. Sette invece restano ancora chiusi. E non utilizzabili. E così, dopo che per 15 anni non hanno potuto usare l’acqua dei pozzi privati presenti all’interno dei loro giardini né per annaffiare né semplicemente per lavare le loro automobili, alcuni residenti della zona chiedono di capire se qualcosa è cambiato. E se adesso, dopo cinque lustri, la bonifica dei terreni sia stata completamente terminata, così da permettere la riapertura degli ultimi pozzi ancora off limits. Si tratta, nel dettaglio, dei pozzi che dal momento dello sversamento vengono indicati come p1, p2, p3, p4, p5, p6, p51.
Nel 2015, subito dopo l’inquinamento, i proprietari dei 21 pozzi dichiarati inutilizzabili avevano formato il comitato Il Villaggio, dal nome del quartiere interessato dall’inquinamento da idrocarburi. Un comitato che adesso conta un numero limitato di membri, dato che la maggior parte dei pozzi sono stati appunto riaperti. Ma Giuliano Foca, Eliano Ferrari, Fabrizio Curatolo e Pierluigi Morelli ancora non possono usare l’acqua dei pozzi situati nei loro giardini. Ecco che, come membri del comitato Il Villaggio, tornano a chiedere chiarimenti.
«Nei primi anni - dicono - venivano effettuati prelievi e campionamenti per verificare il livello di inquinamento. Adesso, ormai da tempo, nessuno viene più a fare i controlli, eppure ci risulta che l’ordinanza di non emungimento dell’acqua da sette dei trentacinque pozzi che nel 2005 risultarono inquinati sia ancora valida». Il comitato, negli ultimi tre anni, ha più volte chiesto chiarimenti in merito alla fruibilità dei sete pozzi ancora chiusi.
«Da troppo tempo - dicono - non ci vengono fornite informazioni chiare. Sappiamo che gli altri pozzi sono stati riaperti, e vogliamo sapere la situazione di questi sette ancora non utilizzabili: ci sono agenti inquinanti? La bonifica è terminata?». Il comitato chiede quindi sia al Comune che ad Arpat di sapere le condizioni dell’acqua all’interno dei sette pozzi ancora chiusi. «Sono quindici anni - spiegano - che non possiamo usare acqua che di fatto è nostra, perché i pozzi sono nelle nostre proprietà. È giusto che ci tengano informati del percorso di bonifica e, se fosse finito, che ci facciano sapere per quali scopi possiamo utilizzare l’acqua». Ecco che i rappresentanti del comitato tornano a rivolgersi a Comune ed Arpat, in modo da avere risposte al più presto sul livello di inquinamento dei sette pozzi ancora chiusi.
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