Sicurezza
«Serve una decisione condivisa che diminuisca i nostri disagi»
CECINA
Via Gori è la strada più stretta tra quelle in cui si svolge il mercato settimanale di Cecina, il martedì mattina. Il problema è maggiormente sentito dai residenti, che spesso devono convivere con banchi allestiti fino sui marciapiedi e adesso (per rispettare le distanze sociali imposte dal Covid) a ridosso delle abitazioni.
Abbiamo sentito anche alcuni abitanti per sapere che cosa ne pensano della riorganizzazione del mercato. La loro è una posizione moderata, nel senso che, come i commercianti a posto fisso, capiscono le ragioni degli ambulanti, soprattutto in un periodo di crisi come l’attuale. E tuttavia chiedono che si trovi un punto di incontro per evitare o alleviare i disagi a chi nella strada abita.
Stefano Cavallini, un residente, spiega che la disposizione attuale a 36 banchi può andare bene, in quanto l’obiettivo è lavorare. «Se però spostassero il mercato in una zona dedicata - commenta - forse sarebbe meglio, ma deve essere una decisione concordata con le categorie. Capisco anche gli esercenti». Lo stesso pensa Flavia Bellani, bancaria e consigliera comunale, che evidenzia l’aspetto della sicurezza. «Un altro blocco totale ora sarebbe insopportabile - dice –. E poi è bene che spazio ci sia per evitare che le ambulanze e altri mezzi di soccorso abbiano difficoltà se devono passare: perciò serve prudenza, a maggior ragione in questa fase».
D’altra parte una soluzione alternativa per il mercato non è facile da trovare. La dimostrazione viene dalla discussione aperta dall’amministrazione comunale, che nel 2018 propose di trovare una nuova collocazione ai banchi nel centro della città. Ma poi tutto si è bloccato, a causa di veti incrociati. Da un lato l’opposizione delle associazione degli ambulanti, dall’altro le iniziative dei commercianti a posto fisso che organizzarono anche petizioni per esprimere il proprio disappunto. Da allora non se ne è più parlato.
Il problema si è ripresentato con il lockdown che ha imposto la chiusura dei mercati e, alla riapertura, il rispetto di norme più restrittive, soprattutto in materia di distanze tra un banco e l’altro.
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