Gioco
Incuria e sporco al cimitero di Cecina, i parenti puliscono i vialetti
Le persone si organizzano con forbici e scope contro il degrado, ma chiedono più personale: «La responsabilità è del Comune che dovrebbe intervenire più frequentemente»
CECINA. Nel cimitero di Cecina regna l’incuria. Le persone che, già dalla prima mattina, visitano i congiunti rimangono senza parole di fronte al degrado lento e costante. Ci sono anziane pronte, con pazienza e garbo, a tagliare l’erba usando le forbici e con le scope per pulire una piccola parte del vialetto. Dai loro volti affiora il malcontento, perché in quel luogo tutto si aspettano meno che trascuratezza. È spiacevole oltrepassare l’arco di ingresso, passeggiare lungo i corridoi e sprofondare tra sacchetti e bottiglie di plastica. «Serve più personale a pulire – dicono gli intervistati a una voce – perché la situazione non è piacevole e nemmeno sostenibile». Il primo a parlare è Vincenzo Bergamo: «La responsabilità è del Comune, che dovrebbe intervenire con maggiore frequenza. Lo sporco a terra aumenta con il passare dei giorni, non si cammina più». Poche parole che fotografano il quadro del camposanto, aperto dalla mattina alle 8.30 in orario estivo e frequentato in modo costante.
Il sole di fine luglio quasi acceca: a disturbare non è però il caldo, ma la mancanza di rispetto che si deve a chi purtroppo non è più tra noi. Lo dicono pure persone di mezza età che, guardandosi attorno, sono rammaricati da tutto questo. Eppure, sostengono a voce bassa, basterebbe un pochino di attenzione. «L’incuria cresce – dice Nelly Di Paco – e in varie occasioni ne ho parlato con amiche e conoscenti, proponendo loro una petizione. Forse, con una raccolta di firme qualcosa otterremmo, chissà. Di certo, è una grossa vergogna che un luogo come questo offra un colpo d’occhio così spiacevole. Rosignano, invece, è pulito e ben tenuto: si vede che il controllo è costante. Il contrario di qui».
A innervosire chiunque rimanga pochi minuti o mezz’ora per una visita sono i piccoli arbusti che affiorano sul cemento sgretolato dei vialetti, alla base delle tombe murate in terra e vicino alle statue dei santi. Un cattivo esempio di gestione di un luogo sacro. «Senza dimenticare la presenza dei piccioni – sottolinea Milvia Barsacchi – sempre più numerosi. Sporcano tanto ed è inutile spiegarne il motivo. Si capisce alla svelta. Se non prendono provvedimenti saranno guai seri, in quanto molte lapidi sono già macchiate. La sporcizia è padrona e l’erba cresce». Non dobbiamo poi meravigliarci se, tra i ciuffi, striscia qualche rettile. Di certo, commenta una signora, serve un piano coordinato di interventi, ma anche maggiore educazione da parte della gente. Le bottiglie di plastica, ad esempio, si possono buttare nei cestini senza lasciarle in giro. Lo stesso si deve fare con i fiori appassiti e i vasi rotti. «In questo periodo – conclude Mario Bianchi – ci sono molti disoccupati a casa in cerca di impiego. Perché non vengono assunti? Me lo sono chiesto spesso». Crepe nei muri, degrado nella parte storica a destra dell’ingresso principale dove si trovano le cappelle, grate di ferro infilate in blocchi rettangolari a delimitare gli spazi. Oltre a muri perimetrali non allineati e cadenti.
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