Il Tirreno

Festeggia cento anni Leno Carmignoli, una vita per la comunità

Anna cecchini
Carmignoli durante un dibattito negli anni Settanta
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Carmignoli durante un dibattito negli anni Settanta

Partigiano, è stato assessore e poi sindaco di Rosignano dal 1966 al 1975. «Dopo la Liberazione ho avviato il mio impegno politico per il Paese»

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ROSIGNANO. Cento anni, vissuti con la schiena dritta e la ferrea volontà di operare per il bene della comunità. Oggi Leno Carmignoli compie un secolo, che ha passato tenendo fede alla spinta interiore di quando era poco più che ventenne e decise di unirsi alle Sap, le Squadre di azione patriottica, e di combattere le atrocità del fascismo.Carmignoli è stato partigiano, per iscriversi poi nel gennaio del '44 al Partito Comunista di cui ha ricoperto il ruolo di segretario dal 1948 al 1963. Poi è stato eletto consigliere comunale dal '51 al '75, anni durante i quali è stato assessore e sindaco, dal 1966 al 1975. I quattro anni successivi è stato consigliere regionale e poi, per due anni, presidente di quella che allora si chiamava Unità sanitaria locale 14 (Rosignano e la Val di Cecina).Il riassunto dell'excursus politico di Carmignoli, sebbene importante, non rende il valore morale dell'individuo, che nonostante oggi festeggi i venti lustri è lucido e ripercorre con dolore le tragedie a cui ha dovuto assistere. Ma ha anche il profondo orgoglio di essersi battuto per il bene di tutti.La sua strada è chiara fin dalla nascita, avvenuta a San Vincenzo il 13 luglio del 1920, quando il babbo Florindo, per una sfida col parroco del posto, decide di chiamarlo Lenì.

«Era la pronuncia popolare di Lenin - racconta - D'autorità per le note imposizioni fasciste, il nome fu cambiato in Leno». Carmignoli ricorda la scuola elementare e l'Avviamento professionale frequentati a Rosignano Solvay e anche l'essere stato «Balilla e Avanguardista, secondo la struttura voluta e imposta dal regime. Questa educazione scolastica era però contraddetta dalla vita di strada e della famiglia alle prese con problemi economici e sociali».Nel 1939 entra a far parte del "gruppo degli insofferenti" che poi aderisce quasi totalmente al Partito comunista. «Era un gruppo da tenere sotto controllo - racconta - Cominciava a prender corpo il mio coinvolgimento nel movimento antifascista». Dopo 45 giorni di reclusione per un banale fatto (lo raccontiamo nell'articolo a fianco, ndr), Carmignoli torna a casa e viene chiamato a fare il servizio militare. Dopo l'8 settembre del '43 e l'armistizio con gli Alleati, Carmignoli che in quel periodo era a Bari in un campo di contumacia, decide di no rientrare più nell'esercito. Lì comincia la sua collaborazione nella lotta partigiana, che porta avanti fino al '44. «Il 13 luglio di quell'anno - racconta - sono rientrato a Rosignano con la mia famiglia ed è cominciato il mio impegno politico dopo la Liberazione».

Fino al '53 ha svolto l'attività di falegname per la Solvay, per poi licenziarsi e dedicarsi alla politica.Fino a metà anni Settanta, periodo in cui è stato assessore prima e sindaco poi, il Comune di Rosignano ha redatto il primo Piano regolatore. Sempre a Carmignoli si deve l'iter amministrativo per la realizzazione del cavalcaferrovia di Rosignano Solvay, come la nascita dell'Iti di Rosignano e il passaggio dell'edificio di via Aldo Moro dalla Solvay al Comune, per il successivo utilizzo come ospedale. Come consigliere regionale si attivò perché il Comune avesse il finanziamento per acquisire il castello Pasquini.

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