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Il dottor Bellofiore va in pensione: «Ho sempre voluto fare il medico nel mio paese»

Il dottor Bellofiore va in pensione: «Ho sempre voluto fare il medico nel mio paese»

Ha aperto l’ambulatorio in zona Portovecchio nel luglio del 1982. «Grazie a tutti, dai pazienti una gratitudine commovente» 

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CASTIGLIONCELLO.  In trentotto anni di lavoro come medico di famiglia calcola di aver curato circa duemila persone. E la cosa di cui va più orgoglioso è che «mi sono sempre messo dalla parte del paziente, e questo lo ritengo il pregio migliore che ho avuto in tutti questi anni». Si conclude con l’ambulatorio di oggi la carriera professionale del dottor Guglielmo Bellofiore, che tutti - parenti, amici ed anche pazienti - hanno sempre chiamato Ghigo. Un diminutivo che per Castiglioncello è sinonimo di professionalità e impegno.

Bellofiore, che ha compiuto 67 anni la settimana scorsa, è un castiglioncellese doc. Figlio di Michelangelo e Licia Michetti, ambedue professori, fin da ragazzo ha avuto il progetto di fare il medico di base. «Dopo il liceo - ricorda - mi era venuto il dubbio di studiare architettura, ma poi ha vinto il desiderio di affrontare la facoltà di Medicina per fare il medico di famiglia. E l’ho sempre voluto fare qui, nel mio paese. Non so come avrei reagito se mi avessero proposto altre zone».

Nell’aprile del 1979 la laurea all’Università di Pisa e le prime esperienze lavorative. «Ho fatto il medico nei campeggi di Marina di Bibbona e Marina di Castagneto - racconta -, poi la guardia turistica che allora era nelle vecchie scuole e infine la guardia medica che in quegli anni in zona aveva tre sedi, all’ospedale di Rosignano, alla Pubblica assistenza di Marittimo e in un edificio a Pastina». Poi, agli inizi di luglio del 1982 l’incarico come medico di famiglia e l’apertura dell’ambulatorio in via Gorizia a Portovecchio. L’inizio di un’avventura professionale e umana che termina oggi con la pensione, dopo quarantuno anni di lavoro. E di stima da parte dei pazienti, per cui è stato un punto di riferimento essenziale. Carattere molto diretto, a tratti scorbutico, il dottor Bellofiore è divenuto un simbolo di Castiglioncello.

Nei mesi scorsi la decisione di andare in pensione «perché la burocrazia impedisce di fare il medico a tutto tondo». Il dottore racconta che «in questi 41 anni di lavoro la medicina ha avuto grandi miglioramenti nella diagnostica, ma allo stesso tempo c’è stata sempre di più la pretesa di ricorrere alla diagnostica stessa anche quando non serve». Quanto al rapporto con i pazienti, che da giorni fanno la spola in ambulatorio per salutarlo, Bellofiore, contravvenendo all’innata capacità di trattenere le emozioni, ha gli occhi lucidi quando spiega che vuole «solo ringraziarli perché mi hanno manifestato una gratitudine commovente. Mi hanno scritto delle lettere, che io conserverò gelosamente». E dopo la pensione? Avrà tempo per le sue passioni. Grande conoscitore di musica e archeologia, da tempo si dedica alla riproduzione di opere antiche. «E penserò alla mia salute - conclude sorridendo - perché questo lavoro me l’ha fatta un po’ trascurare».

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