Un grido disperato e quella piccola bara bianca l’addio ad Harmony nel suo giardino dei giochi
Ieri il funerale della bambina ospite del centro di accoglienza La Melatina di Riparbella, organizzato nel prato della struttura
il racconto
claudia guarino
Un grido nel silenzio. Una coltellata a squarciare la tranquillità rassicurante delle colline. Una sola parola: Harmony.
E il profondo dolore di chi ha appena sfiorato quella piccola bara bianca adornata di fiori. La mente cerca di restare vigile, ma le gambe non reggono. E il corpo si accovaccia a terra, sorretto dalle braccia degli amici.
Harmony Lawrence è morta a tre anni, annegata nella piscina di una villetta poco distante dal centro di accoglienza che la ospitava. Ed è nella sua casa che le è stato dato l’ultimo saluto. Il pulpito bianco del parroco adagiato sull’erba del giardino, i richiedenti asilo in piedi, insieme ai loro bambini.
Poi, il rumore del cancello elettrico che si apre e il carro funebre che sfila sul vialetto della Melatina. Le preghiere del parroco accarezzano un silenzio sospeso, quasi surreale. Ma è il grido di chi la amava a incrinare l’aria.
Il funerale della piccola Harmony è stato celebrato ieri pomeriggio nel giardino della Melatina. È stata una cerimonia per poche persone. C’era chi quel centro lo gestisce e chi aiuta a mandarlo avanti.
C’erano anche gli ospiti, riuniti in giardino, mascherine sul volto, per dire addio alla bambina del centro. Anche il sindaco di Riparbella Salvatore Neri ha partecipato alla cerimonia.
Poi, dopo le preghiere e la benedizione della bara, il corpicino di Harmony è stato tumulato nel cimitero del paese.
La cerimonia funebre è stata curata, e finanziata, dall’impresa Santini. Mentre il Comune ha coperto le spese per la sepoltura.
A prendere per mano la piccola è il dolore composto di una comunità, incredula e stravolta per ciò che è potuto succedere nel luogo in cui tutti si sentivano al sicuro.
È bastato un attimo per incrinare la pace di chi ha dovuto lottare per cancellare il passato, conquistando un nuovo futuro.
Il 19 giugno, tra gli alberi di quello che una volta era un agriturismo, qualcosa si è rotto per sempre.
A chiarire il perché e il come quel corpicino sia finito sul fondo della piscina saranno le indagini. Saranno gli inquirenti a cercare di ricostruire la dinamica di quel maledetto venerdì di giugno. Ieri non era il momento delle risposte.
Era il momento dell’ultimo abbraccio a quella bambina che tutti consideravano dolcissima, con i suoi occhi grandi e sorridenti. Era il momento del raccoglimento e del dolore. Di ritrovarsi e di abbracciarsi, anche se a distanza. Per dire addio a una bambina di appena tre anni, chiusa in una bara bianca.
Una sofferenza silenziosa accompagnata a una sola parola: Harmony. Gridata al cielo con tutto il fiato rimasto. —
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