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familiari risarciti

Morto per la reazione dopo la risonanza

pietro barghigiani
Morto per la reazione dopo la risonanza

Letale l’overdose di morfina scatenata dalla pompa ad infusione andata in tilt durante l’esame a cui era stato sottoposto

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PISA. Lui, il paziente, aveva firmato il consenso informato magari in modo un po’ frettoloso. Loro, i medici, alla fine non è che avessero spiegato bene cosa sarebbe successo una volta fatta la risonanza magnetica a una persona che conviveva con una pompa a infusione di morfina. Un apparecchio impiantato a chi ha bisogno, nella fase palliativa della malattia, di tenere sotto controllo il dolore. Una spiegazione rimasta su carta, in uno di quei moduli che si compilano ascoltando più quello che dice chi si ha davanti che non leggendo e comprendendo le frasi stampate.

Un passaggio burocratico a cui magari non si dà importanza che nel 2013 portò al decesso di un commerciante di Rosignano Marittimo. E che ora diventa un conto di 140mila euro (70mila a carico dell’Azienda ospedaliera pisana e altrettanti per l’Asl Toscana Nord Ovest) pagato al figlio del paziente dopo aver raggiunto un accordo stragiudiziale. Una morte a cui i familiari della vittima non si sono mai rassegnati. La causa civile per richiesta danni al Tribunale di Livorno si era fermata quando il consulente del giudice aveva scritto che sia all’ospedale di Pisa che in quello di Cecina il percorso seguito dai medici non era stato esente da rilievi. Una carenza di chiarezza su entrambi i fronti aveva innescato il dramma.

Era successo che il commerciante, alle prese con serie patologie, nei primi mesi del 2013 si era sottoposto a una risonanza magnetica all’ospedale cecinese. A Pisa gli avevano impiantato la pompa a infusione, ma, secondo la ricostruzione del consulente, non gli avrebbero chiarito bene quali sarebbero stati i rischi che un dispositivo del genere avrebbe comportato in casi di riscontri diagnostici delicati con macchinari. Allo stesso modo, quando il paziente era andato nel presidio sanitario cecinese, il personale che di lì a poco lo avrebbe sottoposto a risonanza non sarebbe stato esplicito nell’evidenziare i pericoli di un esame del genere per chi aveva sotto cute una pompa di quel tipo.

Quello che poteva essere un rischio potenziale nei fatti si trasformò in un tilt dagli effetti letali. Il rilascio della morfina a causa della risonanza magnetica non fu più controllato e dosato. La reazione fatale ai danni del paziente fu immediata: si ritrovò vittima di una sorta di overdose della sostanza che ne minò il fisico fino al decesso avvenuto nel giro di un paio di mesi. Una vicenda complessa, da non far urlare alla negligenza più smaccata, ma accompagnata da una sequela di passaggi ritenuti superficiali nelle informazioni che alla fine sono costati la vita a un padre di famiglia. 

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