Il Tirreno

l’agriturismo del dramma 

Era una struttura dell’Arci ora è gestita da una cooperativa

M.M.
Era una struttura dell’Arci ora è gestita da una cooperativa

«Abbiamo lasciato perché con il decreto Salvini non c’erano più le condizioni per offrire un buon trattamento». Ospiti soprattutto nigeriani e gambiani

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riparbella

La tragedia si è consumata in uno spicchio di verde tra Cecina e Riparbella. Colline coltivate a vigneti e olivi, case coloniche che hanno lasciato il posto a strutture turistiche particolarmente apprezzate da tedeschi e olandesi. Agriturismo La Melatina: è qui che è morta la piccola nigeriana, nata in Italia tre anni fa. Una serie di appartamenti che già da diversi anni vengono dati in affitto per i progetti Sprars ospitando richiedenti asilo.

Per l’esattezza qui si trova un Cas, un centro di accoglienza straordinario. Fino al 30 aprile la gestione del centro era curata dall’Arci Solidarietà con i progetti ministeriali coordinati dalla prefettura. Ed ospitava 37-38 persone, di diverse nazionalità, in prevalenza nigeriani e gambiani, poche le famiglie e con bambini molto piccoli, nati in Italia.

«La nostra gestione è terminata il 30 aprile - dice il presidente di Arci Solidarietà Cecina, Stefano Ferrari -. Con il decreto Salvini non abbiamo più partecipato ai bandi, perché non ci sono le condizioni per offrire un buon trattamento». Dal primo maggio è subentrata quindi una cooperativa, di cui fanno parte anche i proprietari dell’agriturismo.

«Negli anni si sono avvicendati numerosi richiedenti asilo - dice ancora Ferrari -: tanti sono riusciti a trovare un lavoro, quelli che sono rimasti in zona sono impiegati in agricoltura, lavoretti precari ma onesti. Purtroppo tanti altri invece sono costretti ad aspettare anni il permesso di soggiorno, o il diniego, dovendo quindi rimanere all’interno delle strutture». —

M.M.

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