Il Tirreno

la polemica 

Approda in consiglio la richiesta di dimissioni del presidente Cecconi

anna cecchini

Convocata l’assemblea su pressione delle minoranze I gruppi di maggioranza: «Un attacco pretestuoso»

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ROSIGNANO

Va in consiglio comunale la richiesta di revoca del mandato al presidente Daniele Cecconi. Una richiesta formulata da tutte le minoranze, che sottolineano come il presidente non abbia convocato l’assemblea secondo quanto stabilito dal regolamento. «Mesi fa, come di consueto - spiega Elisa Becherini, del M5S - ci avevano dato un calendario di massima dei consigli in cui era inserita la data 21 maggio. Poi il 19 maggio in conferenza dei capigruppo hanno detto che quel consiglio non sarebbe stato fatto perché non avevano atti da discutere. Noi delle minoranze abbiamo fatto presente che avevamo atti da presentare. Abbiamo richiesto la convocazione per il mese di maggio, che doveva arrivare entro il 3 giugno. Tra l’altro durante la conferenza dei capigruppo del 19 maggio, è stato chiesto una risposta scritta a Cecconi. Risposta che non è mai arrivata». Il 3 giugno però è arrivata la convocazione per un consiglio il 25 giugno. Nel frattempo le opposizioni hanno chiesto la revoca del mandato di Cecconi, che sarà discussa in una apposita seduta del consiglio venerdì 18 giugno.

«Credo si sia persa una buona occasione - dice Stefano Scarascia di Fratelli d’Italia - Quando è stato annullato il consiglio del 21 maggio la situazione poteva essere sanata convocando la conferenza dei capigruppo. Nel momento di emergenza nazionale, gli organi rappresentativi dovevano essere attivi, invece si è chiuso il consiglio comunale per due mesi». Ugualmente Donatella Di Dio (Buona Destra): «Non è un attacco alla persona, ma è invocare principi di un ordinamento democratico che impongono al presidente di dirigere il consiglio in modo che abbiano diritto di esprimere propri opinioni tutti i consiglieri, compresi quelli delle minoranze. Riteniamo non ci sia stata imparzialità».

E Roberto Biasci (Lega Salvini Premier): «In un momento drammatico come quello del virus, il consiglio comunale doveva essere più attivo. Anche per dare risposte ai cittadini sarebbe stato logico continuare a svolgere i consigli».

Tra l’altro nei giorni scorsi le opposizioni hanno chiesto che la seduta di giovedì sia in presenza per agevolare il voto segreto. «Ma ancora - rispetto a questo - spiega Claudio Marabotti, della lista Rosignano nel cuore - non ci è stata data risposta».

La maggioranza, dal canto suo, rispedisce l’accusa al mittente, con le parole del capogruppo del Pd, Massimo Garzelli. «Le accuse delle minoranze - spiega - non hanno alcun fondamento. Il 14 maggio hanno fatto richiesta ufficiale convocazione consiglio comunale, entro 20 giorni il presidente avrebbe dovuto convocarlo. Di solito quando viene richiesta la convocazione di un consiglio viene inserita la motivazione, loro non lo hanno fatto. Il presidente ha comunque correttamente convocato il consiglio il 3 per il 25 giugno».

Garzelli spiega che «le minoranze pensano che il presidente doveva riunire il consiglio entro 20 giorni. Il nostro regolamento prevede che entro venti giorni ci sia la convocazione, non l’assemblea. La cosa grave è che nella richiesta di convocazione non sia stata messa nessuna spiegazione che chiarisse». Garzelli taglia corto e spiega che le azioni delle minoranze motivate da altro: «Dietro - termina - c’è volontà ostacolare l’approvazione del bilancio e attaccare la figura istituzionale del presidente». —

anna cecchini

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