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Verso la riapertura, ecco come si organizzano due locali storici di Cecina

Michele Falorni
Alessandra Cardella (Bar Napoli) e Fabio Taddei (Pappamondo)
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Alessandra Cardella (Bar Napoli) e Fabio Taddei (Pappamondo)

Il Pappamondo e il Bar Napoli di corso Matteotti aspettano di poter tornare in piena attività: «Non sarà semplice, ma i nostri clienti sono sacri»

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CECINA. La riapertura dei bar e dei ristoranti è vicina. Ecco come si stanno organizzando due storici locali di corso Matteotti.

Al Pappamondo si dimezzano i tavoli
Il Pappamondo in corso Matteotti è un locale storico e il suo titolare, Fabio Taddei, lo ha inaugurato a ottobre del 1981. L'anno prossimo festeggerà 40 anni con un brindisi, senza dimenticare che il locale ha proseguito sulla strada aperta dal bar Bruno, padre di Fabio, nel 1963. Insomma, il mezzo secolo di attività è superato senza problemi. Dall'inizio della fase 2 sono iniziate le procedure per mettersi in regola con la legge. Non è semplice trovare un punto di equilibrio perché la situazione è cambiata e bisogna adeguarsi in fretta soprattutto per i clienti. «Aspettiamo da un giorno all'altro le nuove disposizioni della Regione - spiega Taddei - relative al distanziamento sociale, l'aspetto che scava la differenza. Io intanto ho sanificato l'ambiente come previsto dalla norma e valutato lo spazio che separerà un tavolo dall'altro. Prima del virus ne avevo 15 in totale, alcuni dei quali da sei persone l'uno, ora ne resteranno otto, ma devo compiere le ultime prove. Da marzo a oggi, quando arrivò l'ordinanza di chiusura, ho sempre pulito il locale e negli ultimi quindici giorni ho lavorato con l'asporto e le consegne a domicilio dei panini e dei piatti, in relazione alle richieste che sono arrivate giorno e sera». Il logo del ristorante, ben conosciuto dai cecinesi, è un piccolo mondo morsicato.

L'interno è curato ed è rimasto uguale nel corso del tempo, con i mobili in legno e il banco in cui trovano spazio le verdure e i salumi. Si può sedere nel corridoio e nelle ampie sale dove sono riposte le bottiglie di vino. Dopo l'emergenza sanitaria e i due mesi di stop all'Italia intera le regole sono cambiate e i commercianti ne hanno preso atto. «Attendo le ultime notizie - conclude - ma sono a posto, in quanto ho lavorato rispettando le disposizioni e i relativi aggiornamenti che sono arrivati, mantenendo il locale in ordine e preparandomi a riaprire la prossima settimana. Anche il numero degli ingressi e delle presenze durante gli orari dei pasti andrà regolato rispettando i metri necessari».

Il bar Napoli (dal 1923) cambia pelle
«Non ne siamo del tutto certi - dice Alessandra Cardella, titolare del bar Napoli con Stefano Volpi - ma se non ci saranno novità all'ultimo minuto dall'inizio della prossima settimana alzeremo la saracinesca. Intanto abbiamo sanificato gli ambienti e messo a posto il locale». Che si trova a pochi passi dal centro, in corso Matteotti, ed è aperto dal 1923. Gli attuali gestori ci sono da febbraio del 2005. L'attività ora funziona con il servizio da asporto, formula che ha permesso ai commercianti di lavorare preparando i caffè e non solo al banco ma consegnandoli all'ingresso. «Anche noi - prosegue - attendiamo le ultime informazioni dalla Regione, perché ad esempio non sappiamo ancora se è previsto un percorso di entrata e uno di uscita dei clienti, oltre alla distanza esatta dei tavoli. Per quanto riguarda il bagno, sappiamo che ogni volta che una persona esce dovremo sanificarlo». Il problema del metro e mezzo circa tra un cliente e l'altro è il più complicato da risolvere soprattutto se gli ambienti non sono molto grandi.

Intanto, i titolari e i dipendenti del bar Napoli hanno seguito una videoconferenza con gli addetti alla sicurezza e all'autocontrollo e applicato subito le procedure richieste come dice la legge. Non dimentichiamo che, come scritto nelle settimane scorse, la riapertura ufficiale era fissata in calendario al primo di giugno. Ma siccome il quadro sociale è cambiato abbastanza in fretta, le Regioni hanno dialogato a lungo con il governo per anticipare la ripresa delle attività e garantire a tutti il lavoro. «Siamo chiusi da marzo - conclude Cardella - e visto che abbiamo pure l'enoteca il vino è stato consegnato a domicilio. Da lunedì scorso, anche caffetteria da asporto». I clienti in ordine formano la fila davanti alla saracinesca per ritirare il bicchierino. Rimane la questione dei tavoli: dentro sono quattro e ne resterebbe uno se la distanza sarà di circa quattro metri. Un punto non ancora chiaro. Fuori - tra l'ingresso e la strada, dov'è il dehors - è da vedere.

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