Gioco
Il Treno della libertà compie 33 anni firmato da Schinasi “il ladro di muri”
Il murale nell’atrio della stazione di Cecina testimone della storia Il pittore mescola grandi personaggi e gente comune
l’intervista
Trentatrè anni fa, il 25 aprile del 1987, si inaugurò nella hall della stazione di Cecina il murale “Il Treno testimone delle vicende umane”, detto anche “Il Treno della libertà”. È firmato da Daniel Schinasi. Il pittore livornese ebreo egiziano, che per tanti anni ha vissuto a Cecina (con la moglie cecinese) è autore di molti grandi murales, che campeggiano sui muri di stazioni ferroviarie di mezza Europa: Parigi, Graz, Pisa...
Inventore della corrente pittorica del neocubofuturismo, Schinasi arrivò a Livorno nel 1956 da Alessandria d’Egitto, dov’era nato e vissuto fino a 23 anni. Il suo approdo alla pittura è un amore tormentato ma duraturo.
Come il rapporto con la Toscana. Da una ventina d’anni Schinasi vive a Nizza ma torna ogni estate nella casa di campagna a Casino di Terra, nel comune di Guardistallo, dove continuano a prendere forma le sue opere della maturità, dedicate all’Esodo e alla storia del popolo ebraico.
Come sono nati i suoi murales, maestro?
«Quando ero ad Alessandria, prima ancora di prendere i pennelli in mano, avevo visto in un negozio di arredamenti non lontano da dove lavoravo un’enorme pittura, una parete intera di cavalli cavalieri donne nude... e subito dissi al proprietario del negozio: “Mi piacerebbe fare anche a me una pittura così grande”. Poi il destino...»
Quale destino?
«Un mese dopo mi chiama un collega e mi dice: “Daniel, vuoi venire ad aiutarmi a copiare cartoline per un mercante armeno? Io, mai toccato pennelli, vado da lui e mi dà una cartolina da copiare, ce l’ho sempre davanti: il porticciolo di Chioggia con barche a vela colorate, cerco di copiare, poi navigo nel mio mondo e faccio un pescatore su uno scoglio con canna da pesca in mano e, lontano, una piccola casa con le luci gialle alle finestre.
L’amico viene a controllare se avevo finito e mi dice: “Che disastro! Non sarai mai un pittore”. Aveva sbagliato in pieno... l’artista non sa nemmeno copiare una sua opera».
Dal primo approccio con i pennelli ad oggi, ne è passata di acqua sotto i ponti.
«Eh sì, è iniziata così l’avventura di Schinasi, avevo 20 anni. Fra pochi giorni, il 17 maggio, ne compio 87».
Come arriva ai murales?
«Il primo è a Villa Frattini, ad Antignano, nel 1958: ero profugo dall’Egitto, all’epoca ero innamorato degli Impressionisti e Michelangelo per il disegno.
Volevo fare una pittura grande e non avevo la tela. Nella stanza dove dormivo c’era un muro bianco e lì disegnai in nero e grigio una profuga che scappava con il suo bimbo in braccio.
Nel 1970-’71 arriva quello all’Ippodromo di San Rossore a Pisa, ora in buona parte coperto dal soffitto dopo i lavori: è un murale di 42 metri; il progetto dei lavori è di Gae Aulenti, che non si è accorta di questa grande opera... incredibile, da parte di una così celebrata architetta».
Parliamo del murale di Cecina.
«In quel periodo lavoravo su due murali, quello di un giudizio universale nel santuario di Arena Po–Ripaldina, a Pavia, e quello del muro della prigione di Stato a Graz, in Austria: “La lotta per la pace”. Prendevo il treno alla stazione di Cecina, dove vivevo: quel muro bianco dell’atrio mi attirava, sono un ladro di muri! Con il capostazione Giuseppe Marrone si parlò di un progetto, e così ho pensato al treno che portava gli ebrei nei campi di sterminio e a quello della fine della guerra che riportava i soldati e le persone scampate al massacro».
Il giornalista e scrittore livornese Aldo Santini dedicò una bella pagina sul Tirreno al murale di Cecina.
Un treno con tanti personaggi, di ieri e di oggi. Ce li racconta?
«Sul treno all’inizio c’è Anna Frank, al centro sulla carrozza Papa Giovanni XXIII che apre le porte (sono le porte della Chiesa) e chiede perdono agli ebrei, poi troviamo Guido Lopez, Vincenzo Marotta (storico dell’arte) Sonia Délaunay, celebre pittrice che ho conosciuto bene quando avevo lo studio a Parigi - loro rapprentavano la rinascita della Cultura, insieme a Picasso, Toscanini (che ritorna dall’America) e Ungaretti, alessandrino come me. Poi sul binario vediamo accovacciata Silvia Niccolai, la mia assistente in quel perodio, il capostazione, il sindaco di Cecina Renzo Cioni. La mia famiglia, Tullia Zevi, presidente delle Comunità ebraiche italiane, Primo Levi, l’ebrea resuscitata, infine l’abbraccio di Papa Woytila con il grande rabbino Elio Toaff, protetti dall’Angelo della riconciliazione. Volevo testimoniare e raccontare con questo treno un periodo importante della Storia dell’umanità».
Quanto tempo ha impiegato per dipingerlo?
«Ho iniziato nel 1986 e finito il 25 aprile dell’87.
Allora avevo aperto uno studio a Parigi e facevo il pendolare Cecina - Parigi. Fu un’opera fatta con entusiamo, gratis, come omaggio alla città: non abbiamo nemmeno pensato a uno sponsor. Le Ferrovie mi regalarono un orologio rosso con catena». —
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