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L'autista degli autobus: «Strade deserte e paesi nel silenzio. È come se il mondo stesse dormendo»

anna cecchini
Luca Agostini e un bus deserto con la catenella che regola il distanziamento fra autista e passeggeri
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Luca Agostini e un bus deserto con la catenella che regola il distanziamento fra autista e passeggeri

Luca Agostini spiega cosa vuol dire guidare i mezzi Ctt durante il lockdown: «È sparita la socialità» 

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ROSIGNANO. «Le strade e i paesi sono rimasti per un mese e mezzo in una eterna mattina di Natale. Sembrava che i cittadini non si svegliassero mai, nessuno in giro e intorno solo silenzio». Questa una delle sensazioni che Luca Agostini, autista del Ctt (prima Atl) ricorda più nitidamente dei due mesi di lavoro durante il lockdown. 54 anni, una laurea in lettere con indirizzo archeologico e varie esperienze politiche, da 24 anni Agostini guida i bus lungo la costa fra Livorno e Piombino.

«Faccio capo all’area di Cecina - racconta - e quando entro la mattina parto da casa fra le 3.30 e le 5.30, a seconda del turno assegnato. Per giorni lungo la strada verso Cecina non ho trovato nessuno, il mondo sembrava immobile, e non è solo per l’orario dato che di solito incrocio persone che vanno al lavoro. E poi, quel che continua a farmi effetto è il cambiamento dei rapporti sociali anche tra noi colleghi. Di solito, prima dell’emergenza, quando arriviamo a prendere i mezzi al deposito in via dei Parmigiani scambiamo qualche parola tra amici. Invece da due mesi ci salutiamo a distanza, semplicemente ci guardiamo negli occhi da dietro le mascherine. Questa è stata una delle cose che ho notato di più: qualsiasi spazio di socializzazione, fisico ma anche temporale, con questa epidemia sembra venuto meno».

Quanto all’organizzazione del lavoro Agostini descrive la sanificazione che viene fatta ogni mattina prima delle 4,20 sui bus e l’igienizzazione del posto di guida «che ognuno di noi autisti deve fare quando sale su un mezzo prima di partire. È chiaro che con la chiusura delle scuole i primi di marzo, l’azienda ha avviato la turnazione dei periodi di vacanza». Ma non è stato abbastanza: «Dopo Pasqua, dato che i bus giravano vuoti, sono state fatte smaltire le ferie a chi ne aveva tante ed è partito il fondo di solidarietà integrativo che ci permette di lavorare a turno». L’autista del Ctt ricorda le facce spaesate dei pochi cittadini sui bus, gli sguardi di intesa con loro, come a volerli rassicurare.

«Ma le immagini che davvero porterò sempre in mente sono i piazzali delle grandi fabbriche vuoti, la Lucchini a Piombino, la Pierburg a Livorno. Di solito quando passiamo di lì brulicano di auto dei lavoratori, invece erano vuote». E poi Agostini ha stampata nel cervello la tavola piatta del mare lungo il Romito: «Per settimane - termina - facendo il lungomare da Rosignano a Livorno non ho visto nessuna barca, nessun sub, nessuna vela. Niente fino all’orizzonte. Mi sembra ancora incredibile».

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di Redazione web