Gioco
«Fateci aprire subito abbiamo i mezzi per garantire la sicurezza di tutti»
Vendita vietata, ma saracinesche su come gesto simbolico L’iniziativa dei negozianti per “farsi sentire” dalla politica
Claudia Guarino / cecina
“Perché io no?”. “Io quando?”. “E io come? ”. Tra tanti dubbi una sola certezza: molti dei commercianti cecinesi ancora in lockdown vogliono tirare su le saracinesche: i costi per mandare avanti bottega - dicono - cominciano ad essere insostenibili, specie se alle spalle si hanno due mesi di chiusura. Ecco perché ieri mattina in molti hanno aderito alla manifestazione organizzata da Confcommercio. Al ritrovo in piazza del Duomo, a dire la verità, c’erano soprattutto i rappresentanti dell’associazione di categoria, ma poi decine di negozi hanno comunque aderito attivamente alla protesta, tirando su simbolicamente le saracinesche dei loro negozi (chiaramente senza far entrare i clienti) e mettendo in mostra i cartelli distribuiti da Confcommercio. Si tratta di rivendite di abbigliamento, scarpe, gioiellerie. Ma anche bar e ristoranti. Stabilimenti balneari e ambulanti. Insomma, di tutti quei settori che potranno aprire tra il 18 maggio e il primo giugno. Ma loro vogliono tornare a lavorare prima. «Abbiamo gli spazi, possiamo far entrare una persona alla volta e siamo in grado di pulire tutto - dice Federica Bertocchi, del negozio Bertocchi di via Diaz - quindi non capisco perché hanno deciso di farci aprire più tardi degli altri».
Ecco il punto: secondo molti esercenti un negozio di abbigliamento, per fare un esempio, può far rispettare le norme igieniche e di distanziamento sociale tanto quanto un alimentari. Da qui la domanda presente sui cartelli di Confcommercio: “Perché io no?”. Cioè, “Perché io non posso aprire?”.
«Ci sono tutti i presupposti di sicurezza per farci tornare operativi - aggiunge Enrico Vanni, Vanni calzature di corso Matteotti - E trattare la Toscana come altre Regioni in cui ci sono molti più contagi non credo che sia giusto».
Della stessa opinione sono anche Massimo, Miriam e Alessio Montella, Emme gioielli di Piazza della Libertà. «Abbiamo sanificato il negozio, abbiamo gel e mascherine e faremo entrare una persona alla volta - dicono - Siamo pronti per aprire, manca solo il via». In realtà c’è anche il problema del “come?” , perché i commercianti aspettano linee guida sanitarie per capire come agire. Come dovrà comportarsi, ad esempio, un ristoratore con l’organizzazione della sala? Certo è che c’è tanta voglia di tornare a lavorare. Subito.
«Potrebbero farci aprire inizialmente a orario ridotto o a giorni alterni - dice Roberta Paradisi, titolare della gioielleria Bertoli di piazza della Libertà - ma dobbiamo ripartire subito». Anche ascoltando Franca Ferrari e Michela Ribechini, Bandini sport, si capisce la voglia di tornare in campo. Anche loro ieri hanno aperto simbolicamente le porte del negozio di via Diaz, per manifestare il loro disappunto nell’essere costrette a riaprire il 18 maggio. «Tante attività sono di nuovo operative - sottolineano - vogliamo poterlo essere anche noi. Senza aspettare ancora».
Clara e Rachele Cecconi, pelletteria Gabriella di piazza Guerrazzi, la pensano nello stesso modo. «Ormai sono aperte quasi tutte le categorie - dicono - manchiamo solo noi». «Abbiamo già fatto gli ordini per la primavera-estate - afferma Giulia De Chiara, Warehouse, corso Matteotti - e siamo in difficoltà. Speriamo bene». E se la speranza è l’ultima a morire, la determinazione non certo è da meno. «Chiediamo che ci venga riconosciuto il diritto al lavoro- sottolinea Catia Giannoni, presidente Confcommercio Cecina - Non vogliamo riaprire così per riaprire, ma vogliamo farlo in sicurezza. Ma così centinaia di migliaia di aziende rischiano di chiudere. Questa città ha bisogno di ripartire». —
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