Gioco
Mascherine e rose bianche per il “sì” di Samanta e Olga
Le spose: «Non volevamo rimandare di un solo giorno il matrimonio questo è anche il nostro modo di non arrenderci alla pandemia»
Claudia Guarino / cecina
Arrivano a piedi, a mezzogiorno in punto. Tac tac tac. Ad annunciarle, nel silenzio surreale di una domenica primaverile, è il rumore degli stivali col tacco che sfiorano il selciato di una piazza Guerrazzi deserta.
Poi una risata. E lo scintillìo delle loro camicie bianchissime. Samanta tiene in mano una scatoletta color panna, poco più chiara dei pantaloni che ha scelto di indossare in un’occasione così speciale. E le due testimoni, uniche spettatrici di una giornata di festa, hanno in mano mazzolini di rose bianche.
«Io e Olga stiamo insieme da cinque anni, abbiamo già dovuto rimandare questo momento e non volevamo più aspettare. Il matrimonio è anche il nostro modo di non arrenderci al virus».
Ieri Samanta Marco e Olga Ugaine si sono unite civilmente nella sala consiliare del Comune vecchio. E se le mascherine nere celano buona parte del volto, non riescono a contenere il brillare degli sguardi. È la gioia di vivere un momento magico. È la felicità di un giorno di festa.
Ad aprire la porta del palazzo è Mauro Niccolini, consigliere comunale e officiante per l’occasione, fascia tricolore a tracolla e guanti azzurri monouso alle mani. È un’unione civile a porte chiuse e il maestoso portone d’ingresso si serra in fretta. Nel grande salone vuoto, poi, le voci rimbombano.
Accanto alle spose ci sono solo le due testimoni: Federica, la sorella di Samanta e Stefania Labriola, una cara amica.
Un breve discorso, le frasi di rito e le firme. Samanta ed Olga si sono tolte i guanti solo per un momento: giusto il tempo di scambiarsi gli anelli. Poi un bacio mascherato, come i tempi impongono e un applauso soffuso, “silenziato” dalle mani coperte.
Samanta ha scelto un paio di guanti marroni, in tinta con il resto dell’abbigliamento. «Posso mettere questi? I monouso stonano». Affare fatto.
Finito il rito civile, il tempo di scattare qualche foto e poi Samanta e Olga si dirigono verso casa. Niente ricevimento per loro, né viaggio. Almeno per ora.
«Avremmo voluto fare un viaggio in Lettonia, la terra natale di Olga e avevamo progettato una festa alla Cinquantina – spiega Samanta – Al momento tutto ciò non è possibile, ma appena sarà finita l’emergenza organizzeremo un evento sulla spiaggia. Metteremo dei vestiti bellissimi e inviteremo parenti e amici».
Per adesso si accontentano di una videochiamata con parenti e amici, della felicità di indossare i due anelli, con tutto il loro carico di emozioni e di aver raggiunto un traguardo così speciale.
Ma quello delle due novelle spose non è stato un percorso semplice. Livornese di nascita e cecinese di acquisizione, Samanta ha 45 anni. Ha incontrato la 35enne Olga qualche anno fa attraverso un’amicizia comune.
«Abbiamo iniziato ad incontrarci di mattina con la nostra, come lo chiamavamo noi, "cappuccio-terapia" », racconta Samanta.
Entrambe lavoratrici stagionali, le due si sono date sostegno l’un l’altra durante i momenti difficili, fatti di problemi familiari e di strascichi vari.
Poi è nato quell’amore che non tutti sono riusciti ad accettare immediatamente e di buon grado. «Non abbiamo avuto vita facile - prosegue Samanta - Nessuno era d’accordo con questa relazione e abbiamo affrontato molteplici problemi». Una strada spesso in salita, la loro. Per un traguardo tutto da conquistare. Ma ieri tutto questo non aveva importanza. Ieri c’erano loro: Samanta e Olga. Insieme. E c’era quel sì tanto desiderato, che nemmeno il coronavirus è riuscito a fermare.
«Eravamo decise che, nonostante tutto e tutti e nonostante il coronavirus, questa volta avremmo portato a termine il nostro matrimonio. Anche se la situazione ci avrebbe portato ad avere pochi affetti vicini. Anche con l’obbligo di mascherine e guanti. Eravamo decise più che mai a non rimandare la data e a non rinviare di un solo giorno quello che da tempo sognavano di fare». E così è stato. —
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