Il Tirreno

la testimonianza 

Il racconto: «Siamo guariti dal coronavirus, separati ma sempre uniti»

Leondina Marulli
Il racconto: «Siamo guariti dal coronavirus, separati ma sempre uniti»

I genitori dell’avvocata Ilaria Scaramelli raccontano la loro avventura a lieto fine. La donna in ospedale, il marito a casa, con l’aiuto della figlia risultata negativa

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CECINA. «Hanno gli occhi che sorridono». Questa l’espressione che più di tutte sintetizza il personale medico ed ospedaliero del reparto di malattie infettive del nosocomio di Livorno secondo Cosetta Marinai, 75enne cecinese guarita dal Covid-19. Lasciata la malattia alle spalle, la donna ha contattato Il Tirreno perché «vorrei che tutti sapessero che l’ospedale di Livorno è davvero un’eccellenza: nonostante il momento difficile di apprensione, di emergenza e di paura derivante dal fatto che nessuno ancora conosce bene questa malattia e si percepiva tra i medici, tutti mi hanno trattata benissimo, sono stati scrupolosi e mi hanno rimandata a casa come nuova». Una storia che inizia con un principio di febbre per Luigi Ranieri Scaramelli, marito della donna, che si reca al pronto soccorso di Cecina dove, mentre era in attesa di fare il tampone, scopre che anche la donna ha un principio di febbre. Il tampone toglie ogni dubbio: entrambi i coniugi risultano positivi al Covid-19, inizialmente entrambi senza sintomi respiratori.

Da qui la decisione di lasciarli tornare a casa dove «però, dopo un paio di giorni, il 24 marzo, inizio a stare malissimo entrambi. In quei momenti la febbre era alta ma sopportabile. È stato dopo un paio di giorni dalle dimissioni che ho iniziato ad avvertire dolori di stomaco e a registrare una febbre altissima, oltre i 40 gradi credo». La coppia, in quei giorni, ha potuto contare sul supporto della figlia, l’avvocata Ilaria Scaramelli, risultata negativa al tampone, che racconta di «aver dormito in sala e di aver preso tutte le precauzioni possibili, per il mio e il loro bene». È lei a chiamare il 118 quando vede le condizioni di salute della madre peggiorare: la donna, dopo essere stata visitata nell’ospedale di Cecina, viene trasferita nel reparto di malattie infettive di Livorno mentre il marito resta a casa. «Certo, è stato difficile per mia madre e mio padre separarsi: io non potevo andare a farle visita – ricorda Scaramelli – però ogni volta che chiamavo per avere notizie, ho sempre parlato con un medico che mi tranquillizzava e mi informava sullo stato di salute di mia madre. Il personale medico di Livorno è stato di una cortesia e di un’umanità uniche».

Le condizioni di salute della coppia, nonostante la temperatura alta e una polmonite in corso, non hanno mai destato particolare preoccupazione in quanto «l’ossigenazione era buona, nonostante la polmonite. Avevo un po’ di affanno – racconta la donna – provocata dalla polmonite scoperta a Cecina con un’ecografia, però non avevo bisogno di essere trasferita in terapia intensiva. C’erano anche altre persone positive al covid-19 con me, tutte senza ossigeno e nessuna di loro era davvero grave». Al punto che, 4 giorni dopo il ricovero la donna è risultata negativa al test. Guarita ma «nonostante questo, sono stata tenuta ancora in osservazione per altri 10 giorni per curare al meglio la polmonite». Cosetta Marinai torna a casa 14 giorni dopo il ricovero e trova il marito che nel frattempo è riuscito a superare la malattia e a negativizzare il virus. «Il primo pensiero va proprio a loro: a tutti i medici e gli infermieri, dei quali riuscivo a vedere solo gli occhi perché il resto del viso era coperto da mascherine e caschi. Occhi con i quali riuscivano a sorridermi e a trasmettermi calore e umanità. Ci tengo davvero a ringraziarli per la gentilezza e la cura che mettono nel fare il loro lavoro: il termine giusto – conclude la donna – credo sia proprio umanità, che traspariva dagli occhi».

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