Gioco
«Ha un senso spingere solo sulle grandi produzioni?»
«Modello di sviluppo da cambiare, altrimenti i campi sono destinati a spopolarsi sempre di più»
CASTAGNETO
«È la filosofia che va cambiata, altrimenti l’agricoltura è destinata a spopolarsi sempre di più». Questo è il pensiero di Michele Satta, produttore di punta dei vini di Bolgheri che spiega come «sia importante fare una riflessione sul modello di sviluppo».
«Una buona volta bisogna capire se e come sia utile spingere solo sulla produzione dei grandi, se questo abbia davvero un senso - spiega Satta- Anche le grandi aziende hanno difficoltà a trovare la manodopera in campagna e sono costrette a ricorrere a squadre di terzisti». Che poi portano anche a fenomeni di caporalato.
« Questa - va avanti il produttore - è una scelta culturale importante. È illusorio che senza preparazione la gente normale possa svolgere il lavoro nei campi. Qualcuno viene a vendemmiare, anche chi è una persona colta. Ma nessuno poi viene a scavare le patate. Di conseguenza il ritorno all’agricoltura deve essere consapevole e con un sostegno per le realtà di piccole dimensioni. Dalla Germania all’Olanda chi fa il lavoro agricolo è considerato un difensore del territorio e ha aiuti seri». Ma da noi, aggiunge Satta, «ognuno si occupa di un pezzettino e nessuno ha una visione completa». Parlando di voucher «è uno dei tanti tentativi utili di snellimento della burocrazia. Le dinamiche stanno cambiando anche rispetto al costo orario: se io ho un campo di spinaci e non posso pagare più di una certa somma, la scelta è che io non colga quella produzione o trovi qualcuno che accetti consapevolmente di essere pagato questa cifra». Purtroppo, aggiunge: « alla Stato non gli importa se il coltivatore diretto non guadagna niente. Ecco perché tantissime aziende hanno smesso». —
L.A.
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