Il Tirreno

«Periodo surreale non posso neanche festeggiare i 60 anni del nostro negozio»

anna cecchini
«Periodo surreale non posso neanche festeggiare i 60 anni del nostro negozio»

Teddy Ticciati (Lida calzature) ha messo il tricolore in vetrina «Grazie alle mie figlie e all’affetto dei clienti resisteremo»

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ROSIGNANO

«Sono sessant’anni che lavoriamo nei nostri negozi, Lida calzature non può essere sconfitta da questo virus».

Teddy Ticciati è il titolare del negozio Lida calzature, che prende il nome da sua madre che negli anni aprì una rivendita di scarpe nella zona delle Cinque Strade a Rosignano. Lui ha lavorato con i genitori e poi con la moglie Stefania Falchetti si è trasferito lungo la via Aurelia, sempre a Solvay. E le sue figlie, Erika e Martina, da vent’anni gestiscono Impronte, un secondo negozio di calzature e abiti sulla via Aurelia a Castiglioncello, proprio nei pressi di piazza della Vittoria.

Quest’anno Lida calzature festeggia sessanta anni di attività. Un traguardo importante che Ticciati avrebbe voluto festeggiare in grande con i suoi clienti. Tutti i cittadini di Rosignano, ma anche dei paesi vicini, almeno una volta nella vita sono andati a comprare scarpe, borse o articoli di pelletteria da Lida o dal figlio Teddy. Insomma i negozi di famiglia sono una certezza inossidabile per i residenti, che sanno di poter contare su Ticciati e sulla qualità dei prodotti che vende.

Ma Teddy e la sua famiglia non possono festeggiare. Anzi, il traguardo dei sessanta anni di attività non poteva arrivare in un contesto peggiore. Come tutte le attività commerciali non essenziali, infatti, Lida calzature ha chiuso da oltre un mese.

«Non siamo abituati a stare chiusi - ripete Ticciati - sono 60 anni che lavoriamo, e a questa nostra attività abbiamo dato tutto: ce la siamo creato e l’abbiamo implementata. Tutt’ora trovo gente che mi chiede dalla mia mamma e ricorda il primo negozio».

Da negoziante Ticciati descrive la situazione surreale della via Aurelia a Rosignano Solvay, che l’emergenza sanitaria ha letteralmente svuotato. «Sono arrivato lungo l’Aurelia la mattina - racconta - e chiaramente ho visto tutto chiuso. È una visione che mi ha fatto veramente paura, dà il senso di un coprifuoco».

Per non parlare della situazione economica che l’emergenza sanitaria sta causando. «A volte in questo mese di chiusura forzata - spiega Ticciati - sono entrato in negozio per gestire la contabilità o per fare piccole manutenzioni, e mi è venuto quasi da piangere. È davvero una situazione irreale».

Ma il titolare di Lida calzature non demorde. Dentro la vetrina del negozio sull’Aurelia, accanto alle scarpe in esposizione, ha messo il Tricolore, come segno di speranza e di incitamento a tutta la comunità.

«Questo negozio - ripete - ce lo siamo creato e migliorato pian piano. Mi piace questa attività, che con le mie figlie è giunta alla terza generazione. È proprio grazie al loro incitamento che in questo momento di difficoltà per tutti troviamo la forza di andare avanti».

Ticciati e la sua famiglia rimandano la festa per i sessanta anni di attività a quando la situazione sanitaria del Paese sarà migliorata e anche i negozi potranno riaprire e tornare ad ospitare i clienti. «Ci piace il contatto con il pubblico - spiega - che è un aspetto fondamentale di questo lavoro. Sono i clienti che ci danno lo stimolo per continuare, perché c’è un confronto continuo con loro. Non vediamo l’ora di poter tornare ad aprire il negozio per la comunità rosignanese».

Ticciati, in ultimo, lancia un messaggio a tutti i commercianti che come lui hanno dovuto abbassare le saracinesche da oltre un mese. «Dobbiamo resistere - termina -, dobbiamo impegnarci al massimo per continuare a tenere aperti i nostri negozi. Non ce la metteremo tutta». —

anna cecchini

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