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Come cambia il lavoro, l'operaio Inovyn: «Termoscan all’ingresso e nessun contatto, ma la paura resta»

anna cecchini
Fabrizio Bagnoli e un'immagine dello stabilimento
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Fabrizio Bagnoli e un'immagine dello stabilimento

Fabrizio Bagnoli è uno dei capiturno nello stabilimento: «Credo che questo periodo cambierà anche i rapporti sociali» 

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ROSIGNANO.  Lavora per Inovyn all’interno dello stabilimento di via Piave, e fa il capoturno del reparto clorometani-prodotti clorati. La sua azienda, come Solvay e Ineos, non si è fermata con il coronavirus. Anzi, producendo materiali di prima necessità durante l’emergenza sanitaria, è attive al 100%. Fabrizio Bagnoli ed i colleghi lavorano a pieno ritmo. E ogni giorno, fin dall’arrivo in fabbrica, sono chiamati a rispettare procedure per contenere i contagi.

Come comincia la sua giornata lavorativa?
«Già all’ingresso dello stabilimento, su via Piave, abbiamo il controllo della temperatura. Poi una volta al reparto prendo le consegne dal collega smontante, e nel fare questo passaggio stiamo a dovuta distanza (uno seduto alla scrivania e l’altro davanti).

Lavorate con mascherine e guanti?
«No, abbiamo un ordine di servizio di stare a distanza ed indossare mascherine solo in caso di lavori per cui non è possibile rispettare il distanziamento. Comunque due volte per ogni turno il personale delle pulizie procede alla pulizia di locali e arredi. E anche noi sanifichiamo più volte a turno i computer e la consolle della sala controllo. Ogni martedì c’è la sanificazione generale dell’intera a palazzina. E ad ogni angolo è stato posizionato gel disinfetante».

Come è cambiata l’organizzazione del lavoro?
«Prendendo come esempio il turno 6 -14, alle 8 si devono avviare i lavori di pronto intervento e manutenzione. Prima il personale delle ditte arrivava serenamente a prendere i fogli di consegna, adesso viene soltanto un rappresentante e il resto delle persone sta a distanza. Poi, per prendere accordi con il capoturno, il personale non può farlo dal vivo, ma è dotato di una radio».

E l’ora del pranzo in fabbrica come è stata riorganizzata?
«Noi che facciamo turni non andiamo a mensa, questo anche prima dell’emergenza sanitaria. Ci viene portato il cibo nel reparto, e adesso le pietanze vengono lasciate in un locale usato per lo smistamento, in modo che non ci siano contatti di alcun tipo».

Al termine del turno dovete sottoporvi ad altre misure sanitarie?
«All’uscita andiamo, uno alla volta, negli spogliatoi e poi nelle docce. Devo dire che c’è una buona organizzazione dal punto di vista della sicurezza sanitaria».

Questi cambiamenti nella gestione del lavoro cosa comportano a livello emotivo?
«Si vive con la tensione addosso. Questo virus ha trasformato anche i rapporti sociali. Per me è una stranezza, io ho un carattere molto socievole, faccio battute e scherzo. Invece adesso bisogna stare attenti a rimanere distanti, mettersi le mascherine, sanificare: credo che questa situazione comprometterà anche i rapporti umani».

Ha paura quando va al lavoro?
«Sono consapevole che facciamo prodotti di primaria necessità e quindi è giusto lavorare, ma certo hai sempre un po’ di paura. Pensi ai tuoi familiari, che sono a casa e magari rischi di infettarli. E poi mi vengono a mente i negozianti, che sono chiusi da un mese e mezzo. Penso ai giovani che hanno aperto una attività da poco e non sanno come fare».

Come lavoratori vi siete organizzati per fare beneficenza...
«Abbiamo fatto una prima raccolta dei dipendenti Inovyn clorometani-laboratorio: 800 euro donati al pronto soccorso di Cecina. Poi le Rsu hanno organizzato la raccolta ore di lavoro da devolvere al pronto soccorso e alla Pubblica assistenza di Rosignano».

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