Il Tirreno

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Gli chef sperano nel turismo toscano «Ci chiamano clienti in lacrime»

Divina Vitale

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CASTAGNETO

La ristorazione è certamente ad un bivio. Non si sa quando si riaprirà e come. C’è chi si organizza con il delivery (consegna a domicilio) e chi non ne vuole nemmeno sentire parlare. Certo è che la stagione è un grande punto interrogativo. Se si riparte a giugno inoltrato, tante prenotazioni saranno perse. Soprattutto straniere. C’è da sperare nel turismo nostrano. Si interrogano i ristoratori della zona.

Omar Barsacchi, titolare dell’Osteria Magona non ha dubbi: «Finché l’obbligo delle mascherine non sarà tolto io non riaprirò, almeno finché potrò. Al ristorante si va per stare bene, per la convivialità, non con la paura. Sono pronto a saltare la stagione con l’auspicio che a settembre tutto rientri. Non voglio estremizzare, certamente spero che a luglio si riparta ma in un clima così incerto preferisco non aprire anche per tutelare i dipendenti stessi. Ho sentito tanti amici al nord che stanno facendo solo asporto e non riapriranno, continueranno su quella strada. E’ chiaro che l’emergenza farà abbassare tante saracinesche soprattutto per chi non ha una storia solida alle spalle». Emanuele Vallini, del ristorante La Carabaccia a Bibbona: «Ero in video conferenza con l’associazione Chic che raccoglie chef da tutto il mondo. Si riparte ma non tutti, non sarà né rapida né facile la ripresa perché i soldi che abbiamo non li usiamo per investire. Siamo un po’ lasciati soli e l’idea di riaprire con le distanze, le mascherine sono ipotesi che tipo ad Hong Kong le stanno attuando ma con difficoltà. Ora poi debbono nuovamente chiudere. E’ un gran caos. Non faccio consegna a domicilio, un po’ perché farlo non è semplice e poi non siamo in città. Sto aspettando, non mi improvviso. Chi avrà la forza di alzare la testa è colui che ha esperienza. C’è da prendere coscienza che i tempi sono differenti, già l’economia non andava, si dovrà lavorare diversamente. Gli improvvisati spariranno in ogni campo. Purtroppo ci sarà una grande selezione. Sono pronto a riaprire appena mi verrà dato il via rispettando tutte le regole che ci verranno richieste. Siamo ad un bivio, vedremo».

Andrea Zazzeri (La Pineta) spiega che «va detto che siamo macchine che costano tanti soldi. Non possiamo permetterci di stare chiusi: dipendenti, materie prime. Siamo fortunati che non abbiamo affitto ma altre tasse, tra poco, bussano alla porta. Ho fatto la richiesta per la cassa integrazione ai dipendenti, in accordo con i sindacati. Siamo tutti a casa con le mani in mano e la paura. Andare al ristorante è un momento di gioia: con le mascherine, i guanti e il resto sarà triste, ma si farà. Ci sono clienti che ci hanno chiamato in lacrime perché dopo venti anni non potranno passare la Pasqua da noi. Nel nostro ristorante il contatto col cliente era tutto. E anche passata questa fase di chiusura, quanti saranno disposti a spendere al ristorante? Manca una guida per il domani, per non parlare della burocrazia. Così è sempre più difficile pensare al futuro. Proviamo a tenere duro per ripartire». —

Divina Vitale

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