Il Tirreno

Pasta e pizza gratis a chi ha bisogno I due ristoratori che aiutano i cubani

maria meini
Pasta e pizza gratis a chi ha bisogno I due ristoratori che aiutano i cubani

Saverio Griselli di Vada e Aldo Amadori di Bibbona gestiscono  dal 2013 il ristorante “Bella ciao” nel cuore dell’Avana 

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la storia

maria meini

C’è un ristorante all’Avana, nel quartiere Buena Vista, che parla italiano, anzi toscano. E ogni giorno consegna 32 pasti gratis a chi ne ha bisogno: anziani, persone con difficoltà a muoversi... L’insegna bianca e rossa ha i caratteri della Coca Cola, dal grande portone rosso carminio si accede al patio solo dopo essersi lavati le mani con la varichina. Cucina tricolore nel cuore dell’Avana Vecchia, dove Saverio Griselli e Aldo Amadori gestiscono dal 2013 il ristorante pizzeria “Bella ciao”. Vadese Saverio, di Bibbona il collega Aldo, ex dipendente postale, da vent’anni sono emigrati nel Caribe. “Comunisti patetici”, si definiscono. Alle spalle un’attività collaudata di ristorazione in Italia; tra gli anni ‘80 e ‘90 hanno aperto due locali storici della movida sulla costa livornese: il Caravanserraglio, a Rosignano Solvay, che ha chiuso i battenti alcuni anni fa per lasciare il posto a una banca, e la Cambusa, a Vada, inossidabile punto di riferimento per nottambuli di tutte le età.

Saverio e Aldo alla fine di marzo hanno deciso di offrire pasti gratis ai cubani che ne hanno bisogno. «Un gesto di solidarietà che è nato quando abbiamo visto scendere alla Malpensa la brigata dei dottori cubani arrivati per aiutare l’Italia a sconfiggere il coronavirus», racconta Saverio al telefono dall’Avana. E si commuove ricordando l’immagine del Che issata dai medici davanti alle telecamere. «È giusto così: dobbiamo fare qualcosa per aiutare il popolo cubano che ci ha accolto 20 anni fa - spiega Saverio - e quando torneranno a Cuba vogliamo avere nostri ospiti i dottori della Brigada».

I due amici sono arrivati all’Avana nel duemila, dando vita alla prima joint venture gastronomica cubano-italiana, e nel 2013 hanno aperto il ristorante pizzeria italiana “Bella Ciao”. «L’abbiamo inaugurato non a caso – dice Saverio – il primo maggio del 2103». Il quartiere è quello di “Buena vista social club”, film cult di Wim Wenders del 1999 che racconta le gesta di Compay Segundo e dei suoi musicisti.

«Con l’arrivo del conavirus anche all’Avana il nostro lavoro si è ridotto molto, ma abbiamo deciso di rimanere aperti solo per l'asporto a servizio degli stranieri, pochi, che sono rimasti o che vivono qui», raccontano Aldo e Saverio. «Quando abbiamo visto che la famosa brigata Henry Reeve, una delle taskforce mediche cubane specializzate nel trattare emergenze in tutto il mondo è partita per l'Italia, abbiamo deciso di andare al Comités de Defensa de la Revolucion, una specie di consiglio di quartiere, per chiedere una lista di persone che avevano bisogno di un aiuto». L’organismo pubblico ha fornito una lista di 29 persone che dopo una settimana sono diventate 32, alle quali ogni giorno, tramite il Comités, «portiamo un pasto caldo». Il menu cambia ogni volta: spaghetti all’amatriciana, al ragù, ai frutti di mare, pizza. «Ora voglio fare una sorpresa.. preparerò i cannelloni», dice Saverio. Anche se è difficile trovare gli ingredienti. «Purtroppo il turismo è crollato, con il coronavirus non arriva più nessuno sull’isola ed è un momento difficile». Difficile anche per Saverio e Aldo che non possono tornare in Italia. «Tutti i giorni telefono a mio figlio e ai miei amici – racconta Saverio –, è da novembre che non torno a Rosignano. Mentre di solito sto due mesi a Cuba e uno in Italia».

La storia della pizzeria “Bella ciao” e dei due imprenditori ha fatto il giro del mondo. Raccontata dalla tv venezuelana TeleSur. Saverio e Aldo hanno mostrato il locale vuoto. Una sola cameriera che prende le comande, servite rigorosamente in auto, con la mascherina e la divisa rossa «con la stella in omaggio a Chavez».

«I clienti – dice Aldo - ordinano dalla loro auto senza scendere o aspettano a uno dei tavoli all'ingresso, dopo essersi lavati le mani con l'ipoclorito. Dei 30 dipendenti che abbiamo, rimangono solo una cameriera e due cuochi. Economicamente ci conveniva chiudere in questo momento ma rimaniamo aperti per dare un servizio. Soprattutto ad anziani e bisognosi che non possono muoversi da casa e andare a fare la spesa. E vogliamo anche essere di esempio per gli altri ristoratori: perché c’è bisogno della solidarietà di tutti». —



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