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Coronavirus, i medici di famiglia di Cecina: «Scarse dotazioni di sicurezza e ritardi nell’organizzazione»
I dottori dell’Aggregazione funzionale territoriale strigliano l’Asl e chiedono coesione tra sanitari
CECINA. I medici di famiglia dell’Aft 7, l’aggregazione funzionale territoriale che comprende Cecina, i paesi collinari e Castagneto, hanno preparato e inviato al Tirreno una lettera che, nel descrivere le loro condizioni di lavoro in questo periodo di emergenza sanitaria, rivela le scarse dotazioni di sicurezza che sono state fornite loro. I medici di base dell’Aft 7 sottolineano anche i ritardi nell’attivazione delle Unità speciali coronavirus (Usca) e lanciano un appello affinché tutto il personale che opera nella sanità possa lavorare al meglio con lo stesso obiettivo. Di seguito la lettera dei medici di base.
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«Il momento che stiamo attraversando è drammatico per tutti. Siamo in piena pandemia da Covid-19 e non sappiamo come e quando ne usciremo. Il comparto sanitario è sotto pressione per cercare di arrestare il progredire della malattia: medici, infermieri, amministrativi, tutto il personale sanitario è costantemente e quotidianamente impegnato in un lavoro rischioso, faticoso e stressante. I medici di medicina generale sono schierati in prima linea e a fianco di tutti gli altri operatori, sia sanitari che non. In questo momento di emergenza, oltre a mantenere aperti, pur con le restrizioni del caso, i loro ambulatori, e a svolgere il consueto lavoro di cura, diagnosi e controllo delle cronicità, ricettazione, certificazione, effettuano 12 ore al giorno, 7 giorni su 7, di reperibilità telefonica per rispondere alle problematiche sanitarie dei propri assistiti. Effettuano inoltre un triage telefonico cercando di individuare in modo tempestivo, dalla conoscenza capillare dei propri pazienti, i casi potenzialmente sospetti da inviare, tramite il 118, all’effettuazione dei tamponi diagnostici.Le dotazioni sono quelle che sono, non sempre idonee alla bisogna, e ciò porta, talora, a situazioni di tensione lavorativa rendendo ancora più difficile l’assistenza. Ed è proprio questa nuova e inaspettata situazione di difficoltà che talvolta genera tensioni con le strutture del 118: è auspicabile che ci sia la comprensione anche da parte delle strutture ospedaliere e degli operatori del 118 che tutti stiamo lavorando per lo stesso fine.
E che i medici di medicina generale svolgono un lavoro fondamentale sul territorio senza il quale sarebbe a rischio la tenuta del sistema ospedaliero. Per giunta senza essere dotati dei necessari presidi di sicurezza. Non ci è stata fornita infatti un’attrezzatura adeguata per evitare il contagio (come dire: “Armiamoci e partite!”). Da notare che le “Unità speciali Coronavirus – Usca”, create appositamente per l’assistenza domiciliare ai pazienti positivi, sono ancora inattive nella nostra Asl Nord Ovest. Questo non per carenza di personale ma per un ritardo di programmazione, legato alle variazioni delle ordinanze regionali. Di fatto sono ben 176 i giovani medici che hanno risposto all’appello. Di questi l’azienda Asl Nord-ovest intende partire con soli 66, equivalenti a 22 Usca, su 40 Aft. Secondo l’ ordinanza n. 20 del 29 marzo dovevano essere istituite una per ogni Aft (circa una ogni 30.000 abitanti ). Nella nostra zona Bassa Val di Cecina, si assiste all’ assegnazione di una Usca, con sede a Rosignano Solvay, che dovrà coprire un territorio, quello della Bassa Val di Cecina, sul quale vertono oltre 70.000 abitanti, con il rischio di non riuscire a coprire il reale fabbisogno della popolazione, mettendo a repentaglio tutto il sistema assistenziale dai Medici di Famiglia ai Medici della Guardia Medica, dagli Infermieri ai giovani Medici delle USCA stesse, con il rischio che noi stessi alla fine possiamo essere i possibili veicoli di contagio.
Perché, dunque, dovremmo rischiare inutilmente di essere ulteriori veicoli di contagio e ritrovarci in malattia e/o quarantena? Credo che mettere in quarantena due o più medici di famiglia, in questo momento, significherebbe abbandonare a sé stessi migliaia di pazienti (1.500 assistiti per ogni medico) per lungo tempo e con le conseguenze del caso. Quindi, se vogliamo uscire da questo tunnel ancora buio, ogni addetto alla sanità (ma anche tutti i cittadini!) deve dare il massimo, come già sta facendo in modo encomiabile, secondo i ruoli e le competenze assegnate. Siamo sulla stessa barca e dobbiamo remare, TUTTI, nella medesima direzione. Non ci sono ammiragli e mozzi, siamo tutti marinai che facciamo il nostro lavoro con impegno e dedizione, ma assicurandoci che il timoniere mantenga la giusta rotta per non sfracellarsi sugli scogli».
Andrea Panetta
coordinatore Aft 7 “Bassa Val di Cecina – Castagneto” e i medici di famiglia nei comuni di Bibbona, Cecina, Casale, Castagneto, Guardistallo, Montescudaio e Riparbella.
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