Il Tirreno

il lutto

Addio a Massimo Rosi, pioniere delle lunghe pedalate

Michele Falorni
Addio a Massimo Rosi, pioniere delle lunghe pedalate

Aveva 57 anni. Socio del Mountain club di Cecina, aveva una passione autentica per la bici ed era titolare di un’impresa edile

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CECINA. Per gli amici resterà sempre un punto di riferimento, tanta era la passione per la bicicletta e per i giri, lunghi se possibile, ai quali partecipava con entusiasmo. Massimo Rosi è morto venerdì sera a Cecina, nella casa dove viveva con la famiglia a pochi passi dal Mama Cafè e dalla chiesa Santa Famiglia. Originario di Palazzi, 57 anni, aveva lavorato a lungo come imprenditore edile sempre coltivando la passione per le due ruote, sia da strada che da campagna. I numerosi messaggi su Facebook lo ricordano con affetto, perché era una persona innamorata delle gite fuori porta e della possibilità di godersi il viaggio senza competere con il cronometro. Stava male da tempo. «La sua – racconta Fabrizio Sacchini – era passione pura, basta pensare che aveva partecipato anche al percorso lungo dell’Eroica, pedalando per 200 chilometri, e a numerose Granfondo.

Era sempre tranquillo e disponibile, perché adorava trascorrere ore in bici scoprendo il paesaggio senza pensare alle lancette e alle sfide con gli altri. Era socio del Mountain Bike Cecina dal 1993, quando lo fondammo, e sempre prendeva parte alle nostre iniziative. L’ho chiamato tre settimane fa, era lucido e volentieri abbiamo parlato un po’ al telefono». Il club, come gli affiliati e gli sportivi sanno, è divenuto una piccola istituzione e grazie all’impegno dei soci si è ritagliato spazio a livello nazionale complici le gare organizzate sulla nostra costa. Lo ricorda commosso, con una foto su Facebook, l’amico Edoardo Topini, imprenditore edile e appassionato di bici. «Mi ha insegnato ad andare in bicicletta – racconta Alberto Dodoli, titolare della palestra Piramide – ed era uno dei pionieri delle grandi distanze. Aveva la capacità di gustarsi il viaggio scoprendo insieme a noi gli aspetti più interessanti dei luoghi che attraversavamo sia in Italia che all’estero.

Mi ha accompagnato anche al monte Cimone e, nel 2009, organizzammo una squadra per raggiungere Monaco di Baviera dopo avere studiato un percorso a tappe. Senza dimenticare le uscite di un giorno da Cecina a Siena e da Cecina a Firenze. Siamo stati anche a Roma, a Rimini alla fiera del fitness e abbiamo compiuto il giro della Corsica con gli zaini sulle spalle». La malattia lo aveva costretto a rimanere a casa. L’affetto degli amici, con i quali aveva condiviso giorni memorabili in sella alla bici, non mancava. A loro aveva insegnato che pedalare con calma, evitando di guardare ogni momento il computer fissato sul manubrio, significa immergersi nel paesaggio spesso caratterizzato da stradine di campagna e paesini che con le loro particolarità arricchiscono l’Italia in ogni regione. Un atleta attento e curioso, che i compagni di giro hanno ricordato con affetto e profondo rispetto.

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