Coronavirus, Solvay resta aperta ma blinda la fabbrica: termoscanner e operai divisi nei turni
Ingressi ridotti al minimo, misurazione della temperatura a tutti, mensa sospesa e telelavoro per l’80% dei giornalieri
ROSIGNANO. Lo stabilimento Solvay non chiude. Gran parte delle sue produzioni sono inserite nell’elenco Ateco dell’ultimo decreto Conte tra le attività essenziali. Prodotti che si utilizzano nella disinfezione (dall’acqua ossigenata al cloro e suoi derivati), nella filiera alimentare e nel trattamento dei rifiuti (dal cloruro di calcio al bicarbonato di sodio), nella depurazione delle acque (acqua ossigenata...), nella produzione del vetro (carbonato di sodio: la soda Solvay). Un’attività strategica che resta aperta dunque, ma si blinda per prevenire il rischio di contagio da Coronavirus. La multinazionale della chimica ha varato una serie di misure di prevenzione fin dall’inzio dell’emergenza Covid-19, misure che sono state rafforzate con il passare dei giorni e il crescere dell’emergenza. E concordate con i sindacati della fabbrica e del parco industriale che comprende Inovyn e Ineos. «L’obiettivo – dice il coordinatore delle Rsu, Lorenzo Martini – è la salvaguardia della salute e la sicurezza delle persone». Anche la direzione dell’azienda sottolinea la filosofia della sicurezza, «il rispetto dell’ambiente e il corretto proseguimento delle attività industriali del sito, che come noto sono alla base della filiera farmaceutica, alimentare e della detergenza, dunque strategicamente essenziali per il nostro Paese, a maggior ragione nel contesto attuale».
Tra le misure di sicurezza adottate, le principali riguardano l’utilizzo di modalità di lavoro agile (smartworking) per oltre un centinaio di dipendenti. «Sono circa 130 i lavoratori dello stabilimento – dice Martini – che lavorano da casa». Oltre un terzo del totale dei dipendenti diretti e l’80% degli amministrativi giornalieri. Sono stati forniti di pc e altri strumenti portatili. Le riunioni sono state sostituite da videoconferenze attivate su piattaforme aziendali.
Rigorosi i controlli all’ingresso dello stabilimento, dove il personale di vigilanza verifica la temperatura con termoscanner a chiunque entri: dipendenti diretti, di altre società, di ditte appaltatrici, visitatori, trasportatori. Sono stati molto ridotti gli accessi esterni. La presenza dei visitatori è limitata «alle sole necessità improrogabili».
È stata sospesa la mensa, i pasti ai dipendenti vengono serviti sul luogo di lavoro. Sono stati introdotti protocolli di sicurezza anti-contagio anche nell’ambito delle attività lavorative e nella gestione dei turni. «Nei pochi casi in cui non sia possibile rispettare la distanza interpersonale di almeno un metro, come principale misura di contenimento, è sempre previsto l’utilizzo di ulteriori strumenti di protezione individuale (mascherine e guanti)». Le misure di sicurezza sono rigorosamente attuate dal personale sia dello stabilimento che del parco industriale e delle ditte terze, che, sottolinea la direzione, «mostra profondo senso di maturità e responsabilità».
«L’aspetto più negativo – commenta Martini – è l’azzeramento dei rapporti sociali. I turni vengono organizzati in sottosquadre, piccoli gruppi che non devono mai incontrarsi, perché se qualcuni dovesse essere contagiato gli altri gruppi non avrebbero bisogno di entrare in quarantena. Ci siamo tanto impegnati a lavorare in team e ora queste misura ci fanno tornare indietro, ma sono misure di sicurezza indispensabili per la salvaguardia dei lavoratori». —
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