Il Tirreno

stretta ulteriore 

Coronavirus, il sindaco di Cecina “vieta” la vendita delle mascherine: «Le distribuiremo noi»

Lucia Aterini e Michele Falorni
Uno scatto di Cecina deserta (foto Falorni/Silvi)
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Uno scatto di Cecina deserta (foto Falorni/Silvi)

Nuova ordinanza di Samuele Lippi: «in caso contrario la Protezione civile potrà arrivare anche alla requisizione»

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CECINA. Il sindaco Samuele Lippi restringe ancora di più e, dopo le passeggiate entro i cento metri e la chiusura dei supermercati la domenica, vieta la vendita di mascherine. Questo perché vorrebbe che fosse il Comune a consegnarle gratuitamente a chi le richiede e a chi lavora nell'ospedale. Ecco perché ieri ha firmato una nuova ordinanza. «La distribuzione delle mascherine - spiega - va fatta tramite la Protezione civile, questi dispositivi non possono essere venduti in questo momento. Chi ne è in possesso deve portarci queste mascherine per poterle consegnare alla popolazione e se ci danno quelle col filtro le diamo agli operatori della sanità. Noi in cambio possiamo dare quelle chirurgiche». L'ordinanza si conclude così: «Si chiede a tutti di mettere a disposizione della protezione civile questi dispositivi che, in alternativa, potrà provvedere anche alla loro requisizione».

Intanto la prima domenica di primavera consegna ai cecinesi un paesaggio insolito. A colpire è l'immagine vuota del centro, nei mesi scorsi animato dai mercatini, dalle mostre e dalle persone che ne attraversavano le strade per incontrarsi al bar, andare a messa e scambiare due chiacchiere all'aperto prima di rientrare a casa a pranzo.Sembrano trascorsi anni, ma non è passato nemmeno un mese intero da quando le attività hanno chiuso per rispettare i provvedimenti del governo e del Comune dettati dall'emergenza. «Sono sincera - dice una donna uscita un attimo dalla propria abitazione - non mi aspettavo una situazione così difficile e complicata, alla quale il paese non era preparato. Sono scenari di guerra. E come se non bastasse, non ne vediamo la fine. Bisogna attendere, prendendo atto che serviranno pazienza e capacità di rispettare le restrizioni. Sebbene sia faticoso, è l'unico modo per contenere la diffusione». Poi, con la mascherina a coprire parte del volto, saluta. Piazza duomo e piazza Guerrazzi, una di fronte all'altra, sono il salotto buono di questa cittadina.

Da una parte la chiesa e sul lato opposto il Comune vecchio. A parte la farmacia e i forni, sono tutte saracinesche abbassate e porte chiuse con il lucchetto. Non esiste più il viavai che fino a marzo ha caratterizzato il centro commerciale naturale.Solo pochissimi passanti che si guardano intorno spaesati, qualche bambino accompagnato dal babbo e basta. Prima incontrarsi qui era quasi un rito, come in piazza della Libertà, dove si trova la stazione dei pullman, e in piazza Carducci, il "prato", in cui svetta l'edificio storico che fino al 2012 ha ospitato il Comune. »Siamo anziani - commentano due signori davanti al bar Ruiu - e in pensione da un pochino di tempo. Ci sembra che il mondo ci sia crollato addosso».

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