Il Tirreno

l’intervista 

Ospedale di Cecina, parla il direttore di Rianimazione: «4 letti e reparto ampliato in caso di necessità»

Claudia Guarino
L'ospedale di Cecina e la tenda pretriage (foto Falorni/Silvi)
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L'ospedale di Cecina e la tenda pretriage (foto Falorni/Silvi)

Il dottor Carlo Amadori traccia il quadro per le emergenze. Ora i positivi sono indirizzati verso altre strutture

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CECINA.
 Quello di Cecina diventerà un ospedale Covid solo in caso di emergenza ed estrema necessità. Per adesso i pazienti che risultano positivi al tampone, e che non sono nelle condizioni di tornare nelle proprie case, vengono ricoverati negli ospedali vicini, per esempio nella struttura sanitaria di Livorno. Ma il presidio si sta preparando a reggere l’urto di un’eventuale ondata di contagi. A raccontare com’è organizzato l’ospedale di via Montanara in questo momento difficile è il dottor Carlo Amadori, medico responsabile del reparto di anestesia e rianimazione a Cecina.

Dottore, com’è la situazione nel nostro ospedale?
«Siamo attrezzati e abbiamo preso determinati accorgimenti».

In teoria la struttura di Cecina è un presidio no Covid, quindi non sono previsti ricoveri di pazienti affetti da coronavirus, giusto?
«Per adesso è così. Ma se la situazione dovesse peggiorare, e speriamo di no, potrebbero arrivare pazienti anche da fuori. Al momento non abbiamo ricevuto richieste in tal senso».

Come è attrezzato l’ospedale per gestire quest’eventualità?
«Stiamo riducendo i ricoveri, in modo tale da far entrare meno persone possibili nella struttura. Abbiamo ridotto al minimo le visite dei parenti, così come l’attività ambulatoriale, e abbiamo rimandato tutti gli interventi non urgenti. Tutto ciò per tenere i reparti liberi nel caso in cui si dovessero presentare delle emergenze. Abbiamo poi creato dei percorsi riservati agli operatori sanitari, in modo tale che possano muoversi separatamente dal resto degli utenti. Insomma, ci siamo organizzati»

Quanti letti attrezzati con i respiratori ci sono in rianimazione?
«Quattro immediatamente disponibili».

È possibile, eventualmente, attivarne altri?
«Senz’altro almeno uno in tempi brevi, ma abbiamo anche altri respiratori».

È vero che in caso di necessità il reparto di rianimazione sarà ingrandito?
«Sì, per rianimazione è prevista un’espansione con potenziamento a carico della subintensiva cadiologica (significa che i pazienti potranno essere ricoverati nel reparto di cardiologia ndr). Nel caso in cui questo fosse necessario i pazienti di cardiologia sarebbero spostati, gli spazi verrebbero sanificati e ci sarebbe un potenziamento dei turni per quanto riguarda il personale».

Medici e infermieri hanno le protezioni adeguate per gestire l’emergenza coronavirus? Ci sono abbastanza mascherine, guanti, occhiali e tute protettive?
«Per adesso i dispositivi di protezione individuale, quindi mascherine e quant’altro, ci sono. Ma che esista scarsità è vero. E questo è un problema a livello nazionale. È quindi indispensabile reperire nuovo materiale al più presto».

È preoccupato per ciò che sta accadendo?
«Siamo tutti abbastanza preoccupati. Ma la situazione che ci troviamo ad affrontare è questa e non possiamo cambiarla. Dunque dobbiamo rimboccarci le maniche e fare del nostro meglio».
 

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